Preoccupazione. E’ questo il sentimento che Giorgio Napolitano ha espresso nella lettera inviata oggi a Silvio Berlusconi in merito al decentramento delle sedi dei Ministeri sul territorio. Lo ha reso noto un comunicato diffuso dal Quirinale: “Il Presidente della Repubblica ha inviato al Presidente del Consiglio una lettera contenente rilievi e motivi di preoccupazione sul tema, oggetto di ampio dibattito, del decentramento delle sedi dei Ministeri sul territorio”.

Del resto, il Capo dello Stato non poteva rimanere indifferente a quanto accaduto il 23 luglio all’inaugurazione delle sedi di Monza (Leggi), quando A Villa Reale, il servizio d’ordine del Carroccio sceglie di far entrare solo i leghisti con tanto di cravatta e fazzoletto verde. Già, perché due consiglieri del Pd, che pure avevano un regolare invito, vengono lasciati fuori dalla porta perché si presentano con il tricolore italiano. Oltretutto lo show di Monza coinvolgeva non solo Roberto Calderoli e Umberto Bossi, ma anche il superministro dell’Economia Giulio Tremonti, titolare di un dicastero simbolo dell’unità nazionale.

Tanto più che solo pochi mesi fa il Capo dello Stato era già intervenuto per frenare gli ardori leghisti. Aveva detto che non si possono decentrare tutti i ministeri, perchè “ci sono delle funzioni che non possono essere frammentate e ci sono beni che non possono essere abbandonati all’arbitrio di gestioni locali”. E, per non essere frainteso, aveva citato esplicitamente i ministeri dell’Interno, degli Esteri e dei Beni Culturali come esempio di dicasteri che mai potranno mai trasmigrare lontano dalla Capitale proprio in virtù del loro ruolo nazionale. In una seconda occasione, durante una visita a Verona dello scorso giugno, Napolitano aveva richiamato la Costituzione e il principio dell’Italia “una e indivisibile”. Quando poi a Pontida Bossi aveva rilanciato la parola d’ordine del trasferimento dei ministeri, il Quirinale aveva fatto trapelare che il capo dello Stato era intervenuto per bloccare sul nascere l’idea di un trasloco armi e bagagli dei dicasteri di Bossi e Calderoli.

A Palazzo Chigi fanno sapere che la lettera di Napolitano è stata accolta con “rispetto e attenzione”. E domani dovrebbe esserci la risposta. Tuttavia nella sede del governo si è dovuto prendere atto che il tentativo di circoscrivere l’happening di Monza (il comunicato ufficiale di domenica scorsa metteva in chiaro che si trattava solo dell’apertura di uffici decentrati e di rappresentanza) non è bastato a rassicurare il Colle. E’ una lettera su cui Berlusconi intende riflettere anche se, si fa notare in ambienti della maggioranza, è soprattutto la Lega che dovrebbe meditare sule parole del capo dello Stato.

Per ora, in casa leghista è palpabile l’irritazione per quella che viene giudicata come una sorta di frustata. Bossi, dicono quelli che l’hanno visto, non l’ha presa bene e ha reagito con rabbia. La consegna è di evitare polemiche, ma qualcuno, a mezza bocca, si fa sfuggire giudizi pesanti su Napolitano: come il deputato Luciano Dussin, che riferendosi a Napolitano, ha commentato:“Poteva fare a meno di disturbarsi” perché “le cose serie di cui preoccuparsi sono altre”. Intanto La Padania di domani pubblica un fondo dal titolo eloquente (“E Napolitano comincia a preoccuparsi”) corredato da un manifesto sui ministeri su cui campeggia la frase ‘Quando un popolo come quello padano cammina, piega la storia’.

Entusiasmo alle stelle per l’altolà di Napolitano, invece, nel fronte del no al trasferimento dei ministeri,del quale fanno parte a pieno titolo anche la governatrice del Lazio Polverini e il sindaco di Roma Alemanno, che proprio oggi si era scagliato contro “le buffonate” di Monza mandando “al diavolo” gli ideatori. La Polverini esulta e invita la lega a prendere atto che sui ministeri non si scherza. Nell’opposizione , da Casini a Bocchino, da Zingaretti alla Finocchiaro è un coro di consensi per l’intervento del Colle. Monza può aspettare.

Esprime vivo apprezzamento per la nota del Quirinale il vicepresidente di Futuro e Libertà, Italo Bocchino: “Il Presidente Napolitano, con i suoi rilievi e la sua preoccupazione, esprime lo sdegno dell’intera nazione per l’autentica pagliacciata dell’apertura delle sedi ministeriali a Monza”. Per il deputato, il decentramento dei ministeri voluto dalla Lega Nord comporterà “ulteriori sprechi inutili” in un momento in cui si chiede agl’italiani di “tirare la cinghia”. Inoltre, il tentativo di spostare fuori da Roma Capitale le sedi ministeriali rappresenta “un attacco a quella coesione nazionale che dovrebbe essere un obiettivo primario del governo”.

Anche per il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini ”il presidente della Repubblica interpreta un’esigenza di serietà avvertita in tutta la nazione” anche perché “L’apertura prima di sedi al nord, poi magari nel Mezzogiorno getta sulla politica il discredito finale”, ha aggiunto l’ex presidente della Camera.

E in effetti, l’idea di traferire alcuni dicasteri anche al sud è già venuta a due ministri del Pdl, Michela Vittoria Brambilla e Gianfranco Rotondi. Il ministro del Turismo, presente sabato all’inaugurazione di Monza, il 22 luglio aveva annunciato di aver avviato l’iter non solo per l’apertura degli uffici operativi del suo dicastero a Villa Reale, ma anche per l’apertura di sedi a Napoli (Leggi). Il ministro per l’Attuazione del programma invece, ha chiesto di poter celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia inaugurando sedi distaccate a Milano e Avellino (Leggi). Chissà cosa ne pensa del traferimento in Irpinia Daniela Santanchè che del ministero di Rotondi è sottosegretario.