I ministeri del nord assomigliano sempre di più a un ufficio politico della Lega Nord. Nel pomeriggio di lunedì 12 settembre, alla Villa Reale di Monza, è andata in scena una riunione tra il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli e i presidenti di alcune province del nord, tutti rigorosamente leghisti. Oggetto dell’incontro i chiarimenti sul provvedimento di abolizione delle province, che ha messo sul chi va là tanti presidenti, preoccupati “non per la poltrona”, come ha puntualizzato la presidente della provincia di Venezia Francesca Zaccariotto, ma piuttosto “per il gap di rappresentanza che si verrebbe a creare per alcuni territori, dove i piccoli comuni sarebbero schiacciati dalle Regioni, troppo grandi e lontane per ascoltare le loro istanze”, senza contare che le provincie “sono previste dalla Costituzione”.

Così uno alla volta sono arrivati tredici presidenti, al capo di altrettante provincie e si sono accomodati all’interno della sede ministeriale. Tra gli altri anche Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso, tra i più critici sull’ipotesi di abolizione. I convenuti si sono chiusi nell’ufficio di Calderoli, dove era stato allestito un tavolo per accogliere tutti gli amministratori. Al gruppo, dopo qualche ora, si sono uniti anche i ministri Giulio Tremonti e Umberto Bossi. I due non hanno rilasciato alcuna dichiarazione né all’entrata né all’uscita. Il Senatur, che sembra stare meglio dopo l’incidente domestico che lo ha tenuto lontano dalla scena politica per qualche giorno, ha solo rivolto un cenno di saluto ai giornalisti che gli chiedevano un intervento, limitandosi ad un laconico ruggito d’intesa. Tremonti è stato ancora più schivo ed è letteralmente scappato, preoccupandosi di non farsi inquadrare dalle telecamere. Il super ministro, per mezzo di una nota ufficiale, si è anche affrettato a dichiarare di non aver incontrato nessuno e di essersi presentato a Monza solo ed unicamente per organizzare un convegno sul fisco (o giù di lì). Difficile dire se si sia trattato di una bugia o meno, l’incontro si è svolto a porte (e persiane) chiuse, i curiosi sono stati tenuti a debita distanza.

All’uscita i partecipanti non hanno rilasciato dichiarazioni trincerandosi dietro la consegna del silenzio. L’unico a parlare, per stemperare i toni accesi dei giorni scorsi è proprio Muraro, che si è detto sollevato affermando che dopo le puntualizzazioni ottenute nel corso della riunione con i tre ministri: “il federalismo è meno a rischio”. Intanto, ai ministeri del Nord il clima sembra quello di qualche giorno fa, o quasi. All’anonimo ingresso è stato aggiunto un campanello e per ornare la porta sono comparsi due vasi con delle piante ornamentali. Le finestre aperte, in mattinata hanno permesso di intravedere l’interno degli uffici. Qualche persone effettivamente c’era, probabilmente per mettere a punto i dettagli della riunione del pomeriggio. Ma guai a provare a introdurre una telecamera, di viene subito redarguiti e invitati ad allontanarsi.