Ha ragione Don Gallo. E’ giunto il momento di liberarsi di una classe politica di cialtroni. E non si tratta solo di Berlusconi che tuttavia, con la sua figura oscenamente tragicomica, rappresenta il condensato della situazione obbrobriosa in cui il nostro Paese si trova attualmente. La crisi economica e finanziaria costituisce un ulteriore fattore di urgenza per cambiare registro, ma in modo reale ed effettivo, distribuendone in modo equo i costi e salvaguardando i beni comuni.

Si moltiplicano del resto i segni di intolleranza nei confronti della classe politica. Si tratta di un risentimento più che legittimo. Esso risponde a ragioni di ordine generale, che travalicano la specificità italiana, come ho avuto modo di chiarire nel mio saggio La democrazia in crisi: un problema globale, apparso nel libro curato insieme a Giovanni Incorvati (Crisi della democrazia e crisi dei partiti in Italia e nel mondo, Aracne, 2010). Come da me affermato a pagina 26 di questo libro, sono due i motivi di discredito della classe politica: “In primo luogo la percezione dell’inutilità della classe politica e del sistema istituzionale a fronte dei poteri di fatto. In secondo luogo la corruzione e il costo del sistema. Da entrambi i punti di vista va sottolineato il ruolo dirompente dei poteri forti che si sono enormemente consolidati e rafforzati a seguito della globalizzazione”.

La grande manifestazione prevista per il 15 ottobre deve costituire al tempo stesso la deadline del governo Berlusconi e l’affermazione degli argini invalicabili, in termini di rispetto dei diritti sociali e dei beni comuni, di ogni futuro possibile governo. E’ indispensabile e urgente tornare presto alle urne con una legge elettorale realmente democratica. Ma è necessaria altresì una grande riforma della politica che preveda il taglio dei suoi costi. I parlamentari, come chiunque altro, non devono disporre di un reddito superiore a cinquemila euro netti mensili.

Gli stessi poliziotti sono esasperati da un governo che li usa come burattini repressori mentre nega anche ad essi condizioni di lavoro e vita decenti. Occorre impegnarsi affinché il malcontento popolare non degeneri in violenze inutili. I membri delle forze dell’ordine vanno rispettati in quanto lavoratori. I veri nemici non sono loro, ma la classe politica cialtrona, i poteri forti, in primis le banche, gli imprenditori succubi dei processi di finanziarizzazione.

Contro tutti costoro è oggi possibile ricostruire, dopo vent’anni di berlusconismo, un’Italia nuova, all’altezza delle migliori tradizioni del nostro popolo. L’autunno italiano sarà decisivo. Come in occasione dei referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento, il mondo intero torna a guardare al nostro Paese con rispetto e attenzione. Liquidare Berlusconi e il suo impresentabile codazzo di servi è solo il primo passo.

Riprendendo le sacrosante parole di Don Gallo: “È il Sole 24 Ore a dire che il 10 per cento degli italiani controlla il 50 per cento delle risorse, è Piero Grasso, magistrato eccellente, a dire che le mafie si potrebbero battere semplicemente applicando la Costituzione. Basterebbe recuperare il 10 per cento dei patrimoni sottratti per evitare ulteriori sacrifici da parte di chi lavora. Certo che il centro sinistra non ha mostrato molta capacità di essere alternativo. I dirigenti del partito di maggioranza relativa dell’opposizione se ne debbono andare a casa. Cosa ci si può aspettare da uno come Veltroni? D’Alema ha salvato il berlusconismo con la bicamerale e se devo dirla tutta anche Bertinotti dovrebbe ritirarsi a vita privata. Non si può continuare a ragionare di alternanza, ma di alternativa: quando c’era il nazifascismo non lottavamo per un nazifascismo meno cattivo ma per un mondo diverso, per questo c’erano i partigiani”. Come non essere d’accordo?