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Archivio cartaceo | di Silvia D’Onghia | 13 settembre 2011

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I poliziotti si scoprono guerriglieri
“Lacrimogeni contro la casta”

In un comunicato sui prezzi stracciati dei ristoranti di camera e Senato, il Coisp scrive che "verrebbe la voglia" di sparare i gas in dotazione contro "certi politici mediocri". Il segretario Maccari: "Parole per attirare l'attenzione", ma gli altri sindacati si dissociano

L’annuncio è di quelli da far venire i brividi a qualsiasi democrazia: “Viene voglia di venire sotto Palazzo Madama e Montecitorio e spararvici all’interno i nuovi lacrimogeni in dotazione”. A pronunciare queste frasi, non certo pacifiche, non sono stati estremisti violenti o black bloc anti casta. È stato il sindacato di polizia Coisp, “Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia”, un’organizzazione che conta circa settemila aderenti in tutta Italia (e quindi non estremamente rappresentativo).

In un comunicato apparso sul sito internet alla vigilia di Ferragosto, la segreteria nazionale scrive al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, a proposito dei ristoranti di Montecitorio e Palazzo Madama, dove “con poco più di tre euro” si possono consumare un primo e un secondo. Sono i giorni, infatti, in cui tutti i cittadini vengono a scoprire, attraverso i giornali, che i parlamentari possono mangiare a prezzi stracciati lamelle di spigola con radicchio e mandorle (tre euro e 34 centesimi) o risotto con rombo e fiori di zucca (stessa cifra). L’ennesimo affronto anche per una categoria, quella dei poliziotti, vessata da anni dai tagli indiscriminati. “I poliziotti guadagnano mediamente 1500 euro al mese, che raggiungono faticosamente includendovi l’indennità di servizio esterno, i turni festivi e notturni e qualche ora di lavoro straordinario, quando viene pagata”, scrive il Coisp. Recriminazioni condivise da tutti i sindacati, che da qualche anno scendono in piazza contro il governo.

Eppure la missiva non si ferma alla consueta protesta, va parecchio oltre: “Viene voglia di venire sotto Palazzo Madama e Montecitorio e spararvici all’interno i nuovi lacrimogeni in dotazione, così si coglierebbero due piccioni con una fava, ovvero si otterrebbe lo sgombero immediato di certi ristoranti da politici mediocri e si testerebbero su quest’ultimi gli effetti dei nuovi artifici lacrimogeni in dotazione alle forze di Polizia, la cui lesività nonostante le numerose interpellanze parlamentari, è sempre stata tenuta nascosta da Lor Signori”.

Chi è dell’ambiente sa che il Coisp – i cui iscritti non sono certo di sinistra – non è nuovo a un certo tipo di provocazione: sia l’anno scorso che quest’anno ha portato sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia le sagome dei poliziotti pugnalati alle spalle. “Non sono parole peggiori di quelle pronunciate tante altre volte – si difende infatti il segretario nazionale, Franco Maccari – e sono comunque meno gravi rispetto a quelle usate da esponenti del governo, come La Russa, Brunetta o lo stesso Maroni, che non sono stati certo delicati nei nostri confronti. Io li censuro spesso, perchè dovrebbero dare l’esempio e non lo fanno. Ma più delle parole pesano i fatti, feroci e dannosi per la società, non soltanto per noi”. Maccari, segretario generale da cinque anni, è un uomo del Veneto, abituato ad essere pragmatico: “Quattro anni fa ho subito un provvedimento di destituzione perchè, secondo loro, avevo offeso l’amministrazione dicendo che è meglio girarsi dall’altra parte che lavorare così. I classici metodi sovietici che si usavano una volta. Ho fatto ricorso e l’ho vinto. Ci chiamano i “Nocs” del sindacalismo. E voi del Fatto non siete poi così diversi da noi”.

Il sindacato, al di là della battaglia (reale o virtuale) anti-casta, pone in realtà anche una questione seria: “Da un anno chiediamo che i nuovi lacrimogeni in dotazione alle forze di polizia vengano testati e che ci venga detto se mettiamo in pericolo la salute dei cittadini. Ci sono state anche alcune interrogazioni parlamentari al riguardo, ma nessuno si è mai degnato di rispondere. C’è qualcosa da nascondere? Ed è più criminoso usare una parola forte per destare le coscienze o mettere a repentaglio la salute dei manifestanti?”.

I lacrimogeni contengono una sostanza definita “Cs”, cioè Orto-cloro-benzal malonitrile, che secondo alcuni studi produrrebbe effetti nocivi sull’organismo. Tutti i sindacati di polizia, non soltanto il Coisp di Maccari, vorrebbero saperne di più: “È dal G8 di Genova che chiediamo che ne venga sospeso l’utilizzo – spiega Claudio Giardullo, segretario nazionale del Silp Cgil –, anche solo di fronte all’eventualità che faccia male. Bisogna investire sulla ricerca per individuare sostanze diverse”. Ma sulla gravità della provocazione Giardullo non ha dubbi: “Bisogna fare attenzione a non delegittimare la politica, che rimane un momento fondamentale per la società e per la stessa democrazia. Sarebbe opportuno un uso prudente delle parole, quando si parla di una funzione così importante”. Ancora più netto il segretario del Siulp, lo storico sindacato della polizia, Felice Romano: “Ci dissociamo totalmente dai toni e dai linguaggi utilizzati, anche se rappresentano purtroppo questioni concrete alle quali da oltre tre anni questo governo non solo non dà nessuna risposta, ma che continua ad aggravare con tagli scellerati. Il degenerare del linguaggio è però il frutto di esempi che persone che hanno alte cariche istituzionali e politiche da troppo tempo fanno imperversare nel dibattito che interessa le questioni centrali del paese“ a discapito anche del merito delle stesse, oltre che delle istituzioni che si rappresentano”.

Enzo Marco Letizia, segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia, invece ridimensiona un po’ il gesto: “È servito ad attirare l’attenzione, a sottolineare i problemi di un comparto che stridono con i privilegi della casta. Non c’è nessun pericolo per la democrazia, non è una minaccia, ma una provocazione”.

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