Che il Cavaliere dimezzato viva e ragioni soltanto da Lavitola in giù, era noto. L’ha detto lui stesso in una delle ultime telefonate intercettate, tracciando il bilancio sintetico ma completo dei suoi primi 17 anni da statista: “Di me possono dire solo che scopo” (“utilizzo”, direbbe l’on. avv. Ghedini). Mai fu pronunciata verità più vera: che altro ha combinato, dal ‘94 a oggi, a parte quella cosa lì? Nada de nada, se si eccettuano – si capisce – le telefonate fatte prima di utilizzare, per scegliere la mercanzia dal catalogo dei Tarantini, Mora, Fede; e quelle fatte dopo aver utilizzato, per coprire il tutto a suon di bigliettoni. Un po’ come i gatti, che prima la fanno e poi la coprono. Solo che i gatti, poi, fanno anche altro. Lui invece fa solo quello: un intero Paese appeso al pisello presidenziale e alle sue mirabolanti avventure e disavventure: tutto – Consigli dei ministri e dibattiti parlamentari, ribaltoni e rimpasti, questioni di fiducia e mozioni di sfiducia, riforme costituzionali e leggi ordinarie, polemiche fra politici e politologi, consulenze Eni e Finmeccanica, casting nel cinema e in tv, indagini e processi, nomine ed epurazioni in Rai, Mediaset, La7, Mondadori – ruota attorno alle peripezie di quel coso lì e alle sue svariate utilizzazioni.

Le 1732 telefonate intercettate in 6 mesi con Ruby e le altre Papi Girl, svelate l’altro giorno dal sempre astuto on. avv. Ghedini, corrispondono a una media di 10 al giorno, una ogni due ore (lui dorme poco). Poi ci sono tutte quelle non intercettate: ché i giudici, per quanto s’impegnino, non possono conoscere tutte le mignotte in attività sul suolo patrio e nei paesi comunitari ed extra (ne è appena saltata fuori una che lo ricatta dal Montenegro). E che altro doveva consigliare B. a Lavitola che da Sofia (sempre bulgaro è l’editto) domandava: “Che faccio? Torno e chiarisco tutto ai pm?”. Alle parole “chiarire” e soprattutto “pm”, B. ha innestato il pilota automatico: per carità, “resta dove sei” (sottinteso: prima o poi ti raggiungo). Tanto la latitanza, specie dei socialisti, si chiama “esilio”, no?

Chissà perché Ghedini si agita tanto per dimostrare contemporaneamente che “la notizia è infondata e assurda” e che “la conversazione è privata e irrilevante: B. non aveva alcun motivo di sconsigliare a Lavitola di tornare in Italia”. Grande è la confusione sotto il coso: se la notizia è infondata, vuol dire che la conversazione non esiste; invece lo stesso Ghedini ammette che esiste, pur definendola privata e irrilevante. Molto meglio, o meno peggio, il commento di B., in linea con lo scajoliano “a mia insaputa” (“non ricordo quelle mie parole”: la memoria ha sede nella parte superflua del corpo, da Lavitola in su). E persino quello di Tibia Sallusti: “Anche se fosse vero, il suggerimento non farebbe una piega: Lavitola non finirebbe davanti a magistrati sereni e imparziali, ma a gente che ha già scritto la sentenza a prescindere dai fatti e dalle regole”. Lo dice pure Cesare Battisti.

Ora in Parlamento gira voce di una nuova telefonata in cui B. definisce la cancelliera Merkel “culona inchiavabile”. Noi non vogliamo crederci neppure per scherzo, ma se la voce gira è perché è credibile, se non probabile. Del resto, cosa resta di incredibile o di improbabile a proposito di B.? Se, come dice lui, “di me possono dire solo che scopo”, è naturale che divida l’umanità tra esseri chiavabili e non. E comunque la posizione dell’Italia non migliorerebbe se, per rimediare, dicesse che la Merkel è un “culetto chiavabile”. Certo, se fosse tutto vero, non vorremmo essere i titolisti del Pompiere. Dopo l’immortale “cauto sollievo del Colle”, ne han fatta un’altra: sull’istigazione alla latitanza di Lavitola, hanno titolato “Premier al telefono, un caso”. Un caso? Nel senso di casualità? Improbabile: quello al telefono ci passa la vita, anzi Lavitola. E allora dev’esserci stato un refuso. Forse volevano scrivere “caos” o “casino”? Impossibile: vocaboli troppo allarmistici, quasi terroristici. Non resta che un’alternativa: “Premier al telefono, un coso”. Ecco.

Il Fatto Quotidiano, 10 settembre 2001