Aumento dell’Iva di un punto, contributo di solidarietà del 3 per cento per i patrimoni sopra i 300mila euro, adeguamento delle pensioni delle donne nel settore privato a partire dal 2014 e inserimento nella Costituzione della cosiddetta “regola aurea” del pareggio di bilancio e dell’abolizione delle Province col conseguente passaggio di competenze alle Regioni. Queste le principali modifiche al testo della manovra stabilite dalla maggioranza nel corso del vertice di ieri pomeriggio a Palazzo Grazioli. Modifiche assolutamente blindate visto che oggi in Senato il governo metterà la fiducia, come ufficializzato dal Consiglio dei ministri riunitosi ieri pomeriggio in seduta straordinaria. Una decisione, quella di blindare il testo a Palazzo Madama, che il Cdm ha ritenuto necessaria “per conseguire una celere conversione del decreto-legge, come impone la gravità del contesto internazionale di crisi finanziaria”, si legge nella nota di Palazzo Chigi apparsa sul sito del governo.

In realtà, con il passare delle ore, a vertice ormai chiuso, sono arrivati nuovi aggiustamenti. In serata, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha spiegato ai giornalisti che il contributo di solidarietà a carico dei rediti alti riguarderà non più chi dichiara dai 500mila in su (come stabilito a Palazzo Grazioli nel primo pomeriggio), bensì viene abbassato (la proposta sarebbe stata avanzata dallo stesso Berlusconi) a chi percepisce un reddito da 300mila euro in su. Inoltre, per i parlamentari che oltre all’indennità percepiscono anche un reddito da lavoro, il contributo sarà del doppio. E ancora in serata, è arrivata l’indiscrezione secondo cui sarebbe in bilico il carcere per i super-evasori. Una misura detestata dal Presidente del Consiglio come l’aveva bollata come “roba da socialismo reale” che nemmeno Visco (ministro dell’Economia del governo Prodi, ndr) avrebbe mai approvato (leggi). Silvio Berlusconi avrebbe chiesto che la norma venisse cancellata ottenendo rassicurazioni in tal senso. Secondo quanto riferiscono fonti presenti al Consiglio dei ministri, il premier avrebbe spiegato che possono essere ancora inseriti aggiustamenti riguardanti le sanzioni fiscali.

Conclusa la discussione generale, l’aula del Senato è stata rinviata a questa mattina alle 9.30 per poi proseguire anche nel pomeriggio dalle 16.30. Il testo finale contiene la nuova versione della manovra, su cui il governo ha già autorizzato la fiducia – la 49esima in tre anni. Secondo le intenzioni di maggioranza e governo, il via libera dovrebbe arrivare entro oggi. Poi, il passaggio alla Camera per l’approvazione in tempi ristretti.

Aumento dell’Iva dal 20 al 21 per cento. Il grosso del pacchetto riguarda l’Iva: un punto in più sull’aliquota del 20%, che passa così al 21%. Una misura che fa cassa subito, andrà a miglioramento dei saldi ma che non potrà essere più spesa per la riforma fiscale. E che pesarà su moltissimi beni: dalle auto alle scarpe, dal vino ai cd, dal parrucchiere ai giochi. Oltretutto, con l’Iva ordinaria al 21% l’Italia raggiunge il livello di tassazione del Belgio e dell’Irlanda allontanandosi dalla Germania, ma anche dalla Francia e dalla Gran Bretagna. Il prelievo su acquisti e servizi rimane invece inferiore a quello dei paesi nordici, caratterizzati da un alto welfare, ma anche di Grecia, Polonia, Portogallo. E se l’Unione Europea prevede un range di tassazione che va da un minimo del 15 ad un massimo del 25%, a tassare al massimo ci sono Svezia, Danimarca e Ungheria. Segue la Romania al 24%; Finlandia, Portogallo e Grecia al 23%; Italia, Belgio e Irlanda al 21%; Gran Bretagna, Slovacchia, Slovenia e Austria al 20%; La Francia al 19,6%; Olanda e Germania al 19%; infine Spagna al 18%.

Contributo del 3 per cento sopra i 300 mila euro. Il contributo di solidarietà del 3% arriverà a tassare i contribuenti “ricchi” con un reddito sopra i 300.000 euro. Il governo aveva inizialmente concordato di imporre la nuova tassa sui super-ricchi oltre i 500.000 euro, ma ha poi ridotto la soglia di reddito oltre la quale scatta l’imposta aggiuntiva. La platea inizialmente di soli 11.000 contribuenti è così aumentata a 34.000 contribuenti, dallo 0,02% allo 0,075% rispetto ai 41,5 milioni del totale dei contribuenti. Secondo quanto si apprende, il “contributo” interesserà tutti, compresi i lavoratori pubblici già colpiti, dalla norma dello scorso anno, dal prelievo del 5 per cento sulla parte di stipendio eccedente i 90.000 euro e del 10 per cento oltre i 150.000 euro. Ma si calcola che solo una piccola quota (attorno al 5-10%) è rappresentata dai “travet”. Nel loro caso interesserà la parte eccedente del reddito che risulta dopo l’applicazione del taglio del 5 per cento oltre i 90.000 euro e del 10 per cento oltre i 150.000 euro. La base imponibile si calcolerà sul reddito complessivo: fondiario (esclusi i redditi da prima casa), da lavoro dipendente, di impresa, autonomo, da capitale. Il contributo, sempre secondo quanto si apprende, sarà deducibile. I tecnici sono al lavoro per i calcoli del gettito della nuova imposta. Ma certo l’ordine dei valori si esprimerà in milioni, mentre i conti pubblici sono solitamente valutati in miliardi. L’incasso dai super ricchi, con oltre 500 mila euro di reddito annuo, infatti valeva 35 milioni di euro nel 2012 e 87,7 milioni di euro dal 2013, a regime.

Pensioni delle donne nel settore privato. Viene anticipato di ulteriori due anni l’adeguamento delle pensioni di vecchiaia delle donne nel settore privato. L’ultima modifica introdotta alla manovra prevede che l’adeguamento progressivo della pensione di vecchiaia delle donne a 65 anni scatti nel privato a partire dal 2014 fino al 2026. Con la manovra di luglio l’allineamento partiva dal 2020 (fino al 2032) e nella manovra bis di agosto si era già deciso di spostarlo al 2016 (fino al 2028). Attualmente c’è una differenza tra la pensione di vecchiaia delle donne nel privato e nel pubblico. Dal 2012 le donne che lavorano nel pubblico impiego andranno in pensione a 65 anni, con la pensione di vecchiaia equiparata a quella degli uomini. Mentre per quelle del settore privato, resta a 60 anni il limite anagrafico da raggiungere. Ora con questo ultimo provvedimento è previsto che anche per le donne nel privato venga gradatamente innalzata l’età a 65 anni. In particolare l’aumento della pensione di vecchiaia da 60 a 65 anni dal 2014 al 2026 sarà così suddiviso: il primo anno è previsto un aumento di un mese, il secondo anno due mesi, il terzo anno tre mesi, il quarto anno di quattro mesi, il quinto anno cinque mesi, il sesto sei mesi e dal sesto anno in poi fino al penultimo sei mesi ogni anno. Nell’ultimo anno saranno aggiunti ulteriori 3 mesi. Secondo il governo l’adeguamento porterà a regime nella casse dello Stato un ammontare di 4 miliardi di euro l’anno. Secondo i calcoli dei tecnici infatti il primo anno, il 2014 non ci saranno effetti, nel 2015 i risparmi saranno di 112 milioni, nel 2016 di 320 milioni, nel 2017 di di 565, nel 2018 di 1,180 mld e nel 2019 di 1,825 mld.

Le modifiche alla manovra di ieri cercano di andare incontro a quanto chiesto al governo da Giorgio Napolitano (leggi). Il Capo dello Stato infatti, attraverso una nota dal Quirinale, chiedeva misure “capaci di rafforzare efficacia e credibilità” del testo. Una presa di posizione dura, ma necessaria nella quale il capo dello Stato denunciava “il segnale allarmante rappresentato dall’impennata del differenziale tra le quotazioni dei titoli del debito pubblico italiano e quelli tedeschi”. Del resto, dopo l’ennesimo lunedì nero con chiusura a -5% per Piazza Affari, anche ieri la borsa di Milano ha indossato la maglia nera mostrando di fatto indifferenza nei confronti di quanto il governo italiano stava valutando nelle segrete stanze romane”.

Berlusconi aveva chiamato il Colle per “spiegare” a Napolitano cosa stava realmente accadendo nel governo e al ministero dell’Economia (leggi) e raccontare del tentativo ultimo fatto da Giulio Tremonti con Umberto Bossi per cercare di strappargli un via libera all’innalzamento dell’età pensionabile. Un tentativo andato a vuoto. Per l’ennesima volta. Berlusconi al telefono si sarebbe mostrato costernato con il Capo dello Stato per il fallimento della trattativa con Bossi. A Napolitano, il premier ha detto di non avere altre possibilità se non quella di mandare avanti l’attuale decreto “perché l’Europa – queste le parole del Cavaliere – ci chiede un segnale subito; domani si riunisce il consiglio direttivo della Bce e non possiamo arrivare a quell’appuntamento a mani vuote. La manovra dovrà essere già passata almeno in un ramo del parlamento”. Ecco perché la riunione di oggi rappresentava l’ultimo, estremo tentativo di mettere d’accordo la maggioranza su un testo che deve necessariamente essere approvato almeno al Senato. E proprio sulla tempistica della manovra, il presidente del Consiglio è tornato anche nell’incontro a palazzo Chigi: “Dobbiamo far sì che la Bce continui ad acquistare i titoli italiani, avrebbe osservato il Cavaliere ripetendo che da parte del governo c’è stata massima apertura al dialogo.