La manovra così come è non va bene. E’ da rifare. Servono misure “capaci di rafforzarne efficacia e credibilità”. La secca bocciatura arriva dal Quirinale. Giorgio Napolitano bacchetta il Governo poche ore prima che il testo arrivi in aula a Palazzo Madama. Una presa di posizione dura, ma necessaria. Il Capo dello Stato ha inviato una nota fin troppo chiara all’esecutivo. “Nessuno può sottovalutare il segnale allarmante rappresentato dall’odierna impennata del differenziale tra le quotazioni dei titoli del debito pubblico italiano e quelli tedeschi. E’ un segnale di persistente difficoltà a recuperare fiducia come è indispensabile e urgente. Si è ancora in tempo per introdurre in Senato nella legge di conversione del decreto del 13 agosto misure capaci di rafforzarne l’efficacia e la credibilità. Faccio appello a tutte le parti politiche perché sforzi rivolti a questo fine non vengano bloccati da incomprensioni e da pregiudiziali insostenibili”.

Il Governo dovrà dunque rivedere il testo. Già ieri Giulio Tremonti è stato costretto a un tour de force tra Milano e Roma. Nel primo pomeriggio ha incontrato Umberto Bossi e Roberto Calderoli nel quartiere generale della Lega in via Bellerio, poi è corso nella capitale per la riunione con i tecnici di via XX Settembre. Tremonti ha tentato di convincere Bossi a intervenire sulle pensioni, ma il leader del Carroccio ha ribadito il suo secco no. I margini d’azione sono pochi. L’esecutivo continua ad avanzare proposte che durano appena poche ore. Mentre le proteste non si placano. Gli enti locali hanno invocato anche oggi nuovi emendamenti, l’adesione allo sciopero indetto dalla Cgil si annuncia alta e al corteo ha aderito anche il Pd, insieme a Sel e Idv. Se l’economia del Paese è in una palude, il governo non riesce a individuare una soluzione credibile. Roberto Maroni considera chiusa la faccenda. “Il testo è quello e domani va in Aula”, ha detto. “Ci sono state delle modifiche, delle discussioni. Una fase concitata ma ieri il testo è stato approvato. Quindi mi pare che la questione sia chiusa”. Napolitano lo ha corretto.

I segnali di preoccupazione, del resto, sono stati tali da spingere il Colle a intervenire così duramente sull’immobilismo dell’esecutivo. Oggi è arrivato il monito del presidente della Bce e di Mario Draghi. I paesi dell’Eurozona “non devono dare per scontato” l’acquisto di titoli sovrani da parte della Banca centrale europea, ha detto il governatore della Banca d’Italia. La Bce ha messo in campo un programma “temporaneo che come ha sottolineato Trichet non può essere usato per aggirare il principio fondamentale di disciplina di bilancio”. Mentre il presidente della Bce Jean Claude Trichet ha suggerito interventi da parte dell’Unione europea sui Paesi che non prendono misure adeguate di risanamento dei loro bilanci. Una proposta nell’ambito di una nuova governance economica europea, per la quale chiede un accordo per il rafforzamento del patto di stabilità e di crescita e un eventuale scorporo del settore finanziario dal rischio di debito sovrano. “Un giorno – ha affermato Trichet – penso che i popoli europei avranno un governo federale”, suggerendo appunto la possibilità che un organismo intervenga nel caso in cui i singoli paesi non prendano misure di bilancio adeguate.

“E’ tempo che i governi si assumano la loro responsabilità”, ha aggiunto il Governatore, “e agiscano rapidamente per risolvere la crisi del debito sovrano”. Secondo Draghi. ora l’Europa ha un fondo europeo di salvataggio, l’Efsf, che va rafforzato in base alle decisioni prese dai leader europei lo scorso luglio. Questo “è un passo importante per aumentare la sua efficacia”, per cui è “essenziale” che l’accordo di luglio sia implementato dai Parlamenti europei. Tuttavia “sarebbe un errore riporre eccessiva fiducia in questo meccanismo”, che è uno strumento importante nelle “fasi di emergenza”, ma non può fornire una soluzione al problema strutturale.

Non sono questi interventi la soluzione, ha precisato Draghi, perché non affrontano ”alla radice le cause della crisi: la mancanza di disciplina fiscale, le basse prospettive di crescita”. Sono quindi necessarie misure europee per sospingere l’economia e “implementare in modo fermo e tempestivo” politiche di risanamento di bilancio.