Penati era contrario alla nomina di Maran ad assessore nella giunta Pisapia. L’ex braccio politico di Bersani avrebbe preferito Matteo Mauri, lui sì un penatiano di ferro. Oggi responsabile nazionale infrastrutture e trasporti nel Pd, membro del direttivo del partito (portato a Roma proprio da Penati), assessore in Provincia nella giunta guidata dall’ex sindaco di Sesto San Giovanni.

Per Maran, Penati (insieme ad altri dirigenti milanesi e lombardi) suggeriva al massimo il ruolo di capogruppo in consiglio comunale. Ma Giuliano Pisapia non sentì ragioni. Negò al Pd sia il vicesindaco (che secondo il partito doveva essere Stefano Boeri) sia le indicazioni ricevute per gli assessori. Del resto Maran aveva riempito le urne (secondo più votato con oltre tremila preferenze) e aveva tutti i requisiti in regola (quelli indicati dal ladro d’auto eletto sindaco) per entrare in giunta: giovane, con un’esperienza maturata sia in consiglio comunale sia sul territorio nel consiglio di zona con un forte legame con i cittadini. Basti dire che il suo circolo (in via Eustachi) è stato uno dei più attivi durante la campagna elettorale, aperto sempre fino a tarda notte non per dovere ma perché sempre pieno di cittadini.

Certo, a Maran è stato assegnato un assessorato importante, mobilità (che significa trasporti) e ambiente. Forse, come primo incarico, Pisapia gli avrebbe potuto affidare un compito meno gravoso. E sicuramente adesso non si troverebbe chiamato in causa e coinvolto nel “sistema Penati” da Antonio Rugari, presidente del consorzio trasporti pubblici, con un contenzioso aperto con l’Atm che dice di aver ricevuto una consulenza da Maran. L’assessore nega. Ha ammesso di aver ricevuto pressioni ma “abbiamo respinto ogni tentativo”, ha detto. E Pisapia lo ha difeso personalmente, vedendo in quelle accuse un tentativo di “infangare” la sua giunta. Manca, invece, una dichiarazione di Penati. Perché l’ex capo della segreteria politica di Bersani non dice che Maran non è mai stato della sua scuderia? Alle ultime regionali, ad esempio, quando Penati sfidò Formigoni, l’allora consigliere comunale Maran sostenne Pietro Bussolati contro la candidata penatiana Arianna Cavicchioni, già assessore provinciale della giunta Penati. Lei prese poco più di 700 preferenze, Bussolati (giovane esordiente) tre volte tanto. Anche in consiglio comunale, quando sindaco era Letizia Moratti, Maran è stato più volte su posizioni distanti da quelle espresse da Pierfrancesco Majorino, da molti spesso indicato come vicino a Penati. Anche se, in realtà, tra i due non c’è mai stato un grande feeling. Tanto che sia alle ultime provinciali sia alle regionali, lo staff penatiano ha rimproverato a Majorino di non essersi impegnato nella campagna elettorale.

Nel Pd lombardo, del resto, Penati è sempre stato il Leviatano. Nulla si muoveva senza la sua benedizione. Dalla nomina del segretario regionale, Maurizio Martina, alla scelta del candidato alle primarie di coalizione, Stefano Boeri. Qualcuno cadrà con lui, altri si salveranno. Chi può tenta di prenderne le distanze. Tutti hanno avuto a che fare con lui. Lo ammette Majorino, senza troppi giri di parole. Penati “aveva costruito un sistema di potere parallelo. Lo dico con l’amarezza di chi sa di aver sbagliato. Per troppo tempo, in troppi, praticamente tutti, l’abbiamo ritenuto un interlocutore comunque obbligato e ne abbiamo sottovalutato la concezione distorta del potere medesimo”. Di questo “potere parallelo” Pisapia non ha tenuto conto. Lo ha dimostrato proprio scegliendo Maran, nominandolo assessore senza la benedizione penatiana.

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