Bologna’s Leaks. Viene citato 87 volte il capoluogo emiliano romagnolo nei 251 mila cablogrammi diplomatici americani. Ieri Wikileaks, il sito specializzato in rivelazione di segreti creato dall’australiano Julian Assange, ha pubblicato online tutti i suoi files, che ora sono consultabili semplicemente con l’aiuto di parole chiave. E a digitare “Bologna” il risultato è notevole. A volte se ne parla di sfuggita, altre invece si citano protagonisti della politica o della cronaca cittadina degli ultimi anni.

In tutto sono circa 2970 i documenti del Dipartimento di Stato Usa provenienti dalle sedi diplomatiche statunitensi in Italia. Una settantina dei quali provengono invece dai consolati Usa di Napoli, Milano e Firenze. Tutti documenti che abbracciano un arco di tempo di 22 anni, dal 25 agosto 1988 al 26 febbraio 2010.

Uno dei primi cablogrammi in cui viene citata Bologna risale al luglio del 2002, in un documento dell’ambasciata Usa di Roma, che spiega il clima di tensione nel Paese dopo l’omicidio di Marco Biagi. Si parla in particolare di quando il giuslavorista inviò al presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, al Prefetto di Bologna, al Ministro di allora, Roberto Maroni, alcune lettere in cui spiegava di “avere paura per la sua vita”. Nel cablogramma si cita poi l’”imbarazzante e indelicata” battuta dell’allora ministro Claudio Scajola che definì il giuslavorista un “rompicoglioni”, battuta che lo portò inevitabilmente alle dimissioni. Il cablogramma viene ironicamente intitolato “Bucce di banana”, in riferimento ad un articolo di Stefano Folli sul Corriere della Serra in cui si affermava che “il Ministro Scajola è scivolato su una buccia di banana”, aggiungendo che quelle frasi avrebbero potuto portare a “conseguenze disastrose” per il governo. Ma il diplomatico scrive che “noi rimaniamo fiduciosi del fatto che questo governo completerà il suo mandato”.

In un altro cablogramma del 2003, classificato come segreto e intitolato Cianfrusaglie, viene spiegato che Roma avrebbe accettato la richiesta di “inviare in Corea del Nord un gruppo di esperti di patate di Bologna per una riunione”. In un altro file sempre del 2003 si parla di un’importante conferenza all’Università di Bologna sulle biotecnologie. Anche se, a leggere i cablogrammi successivi, il risultato non sembra essere stato quello auspicato: “L’università di Bologna ha fatto un lavoro singolarmente e forse volontariamente misero nel mobilitare la stampa locale per l’evento”, infatti se ne parlò solo “sul Resto del Carlino, ma nessun altro giornale coprì la conferenza”.

C’è anche la politica nei documenti di Wikileaks. Siamo nel 2004, alla vigilia delle amministrative. La diplomazia statunitense parla della sfida tra Giorgio Guazzaloca e Sergio Cofferati. “Circa 4500 città – si legge – andranno ad elezioni locali. L’attenzione è su trenta importanti città, la più significativa corsa politica è a Bologna. Nelle ultime elezioni, il candidato di centro destra Giorgio Guazzaloca, conquistò Bologna dopo cinquant’anni di amministrazione di sinistra. Per rafforzare il suo profilo in vista delle elezioni nazionali, il centrosinistra deve riprendere Bologna”. Il diplomatico non è certo della vittoria di Cofferati. Infatti scrive che il cinese “ha un nome facilmente riconoscibile e una struttura organizzativa che gli deriva dalla Cgil, ma nonostante ciò è un outsider, un estraneo, mentre Guazzaloca ha forti radici nel territorio”.

Sempre nel 2004 in un cablogramma dell’ambasciata americana di Roma si leggono forti pressioni perchè alla John Hopkins University venga garantito un finanziamento di 100 mila euro dall’Office of American Schools and Hospitals Abroad, “per procurare libri e giornali e per pagare gli stipendi a tre professori”. La scuola infatti “deve mantenere l’alta qualità della formazione per un’élite studentesca internazionale”.

Si parla poi di pasti. La Camst viene indicata, infatti, tra i possibili fornitori di pasti per l’ambasciata romana, che può anche fornire cibo per vegetariani “con un costo base per pasto sui 5 euro”.

In un cablogramma del marzo 2006 si torna a parlare di Marco Biagi e di Brigate Rosse: “un gruppo firmatosi come Brigate Rosse uccise un consulente del Ministero del Lavoro nel maggio 1999 a Roma (Massimo D’Antona, ndr). Un gruppo firmatosi come Brigate Rosse uccise un altro consulente del Ministero del Lavoro a Bologna, il 19 marzo 2002 (Marco Biagi, ndr). Nel febbraio 2003, una sparatoria sul treno Roma-Firenze portò alla morte di un poliziotto, al ferimento di un altro, alla morte di un membro delle nuove Brigate Rosse e alla cattura di un altro brigatista”. Poi si legge che “un gruppo anarchico continua a compiere attacchi di basso livello usando esplosivo e pacchi incendiari”, anche contro Romano Prodi, allora presidente della Commissione Europea, che ricevette un plico incendiario sotto la sua casa di Bologna.

Nello stesso mese i diplomatici Usa lodano la crescita degli aeroporti di Bologna, Pisa e Firenze, che “faciliterà l’ampia comunità di affari e universitari statunitensi in queste regioni”.

L’ultimo cablogramma è del gennaio 2010. Riguarda alcuni terroristi arrestati nel 2008, anche a Bologna, in seguito agli attenti del 2005 a Londra. Il governo italiano ha rifiutato di rimuovere quattro di loro dalla lista degli associati ad Al-Qaeda.

Vengono indicati nome per nome, con i rispettivi precedenti penali. Nel cablogramma si legge che le indagini del Ros descrivono un gruppo “che tenta di fornire terroristi in Nord Africa e Paesi dell’Europa con supporto logistico; di aiutare i fuggitivi, promuovere l’ideologia jhiadista, e diffondere attività di radicalizzazione per persuadere alcuni di loro ad andare nei campi di addestramento in Afghanistan e Pakistan”.