Cosa succede se la guerriglia diventa videospettacolo? Wired ha scritto (giustamente) che la rivolta in Inghilterra ha distrutto l’Illusione del Grande Fratello nella città più videosorvegliata d’Europa. Vero, verissimo. Ma questo riguarda solo la sicurezza, non la qualità del racconto, non l’impatto potente dell’immagine nelle nostre case. Perché le rivolte nei sobborghi inglesi fanno molto di più che profanare l’illusione di sicurezza dei circuiti chiusi, e inducono una nuova innovazione, soprattutto se chi si ribella agisce con una presunzione di impunità. Le riprese aeree – infatti – sollevano il punto di osservazione della televisione dalla terra al cielo, concedono all’elicottero di Sky un vantaggio competitivo che non è solo sui concorrenti, ma è nell’invenzione di una nuova lingua di racconto. Guardate quelle vedute aeree, che fanno assomigliare l’accerchiamento e la distruzione di una macchina della polizia ad una operazione di Von Clausewitz (o a una partita).

A Genova, nel 2001, l’ingresso delle telecamerine utilizzate dai ragazzi fu un terremoto: introdusse nel racconto la soggettiva dei manifestanti infrangendo la cristalleria dei resoconti ufficiali, impose il tempo sincopato, il frammento scomposto, il grado zero come punto di osservazione privilegiato. ll punto di svolta che segnò un’epoca fu il celebre servizio con cui il Tg5 di Enrico Mentana ricostruì “il film della morte” di Carlo Giuliani con sette diverse riprese. Nessuna di queste era della polizia (o dei carabinieri). Adesso Sky si fa metafora. Il satellite e la veduta aerea cambiano anche noi che guardiamo, ci fanno tornare spettatori terzi. Non è rassicurante che l’estetica del grande fratello ceda il passo alla meccanica ipnotica del videogame.