L’Italia potrebbe innescare il default mondiale. Lo ha detto chiaramente l’economista francese Alain Minc, uno dei consiglieri più importanti del presidente francesce Nicolas Sarkozy. Le sue parole sono allarmanti: «Se l’Italia salta, salta la Germania, l’Europa e infine il mondo». Prima domanda: quando succederà? Secondo domanda: quali saranno le conseguenze? Vediamo di rispondere.

L’Italia è messa male. Ha un debito pubblico che si avvicina ai 2 mila miliardi di euro e un classe politica che affoga negli scandali e nella corruzione, quindi incapace di agire per il bene pubblico. I nostri titoli pubblici non li vuole più nessuno: rischiano di diventare presto spazzatura. Quindi è vero: l’Italia potrebbe innescare il default mondiale. Ma le micce sono accese anche altrove. L’economia spagnola rischia il collasso. La Grecia è data per spacciata entro un anno dagli analisti finanziari. Il debito pubblico americano è una polveriera e l’agenzia di rating S&P ha declassato i buoni del Tesoro americani. Basta poco per dare fuoco alle polveri.

L’America, a mio avviso, è il principale detonatore. I Repubblicani hanno pensato a salvare i privilegi dei ricchi e affogare i ceti minori, costringendo il presidente Barack Obama ad accettare un pesante compromesso, che è stato subito bocciato dai mercati. Qualche esempio? Nessuna tassa ai ricchi, conferma dei privilegi per le corporation (come quella di dedurre dalle tasse l’acquisto di aerei privati o far pagare solo il 15 per cento ai padroni degli Hedge Funds), mentre i poveri cristi sono colpiti da numerosi tagli (pensioni, aiuti ai disoccupati, riduzione dei rimborsi per le spese mediche). Gli Stati Uniti d’America, dove è scoppiata nel 2008 una grave crisi economica per colpa di banchieri, affaristi e speculatori che si sono arricchiti in modo facile, non hanno imparato nulla: i ricchi vogliono essere ancora più ricchi e tutto il resto può andare in malora.

Quindi ecco la risposta alla prima domanda: il default mondiale potrebbe accadere nel 2012. Lo avevo scritto in questo post ricordando che l’anno prossimo scadono in America titoli di Stato, obbligazioni di grandi imprese e “junkbond” per un valore che supera i 155 miliardi di dollari, cioè un importo otto volte superiore a quello del 2010. Il Tesoro Usa sarà costretto a emettere titoli per oltre 2 mila miliardi di dollari per spegnere l’incendio. Poi c’è la Grecia, che proprio nel 2012 potrebbe dichiare il fallimento, nonostante gli aiuti dell’Europa. Infine l’Italia: Berlusconi non ha intenzione di mollare, perché il suo principale timore sono le aule di tribunale e non la crisi economica che colpisce le tasche degli italiani. Se lascia, per lui è la fine. Quindi cercherà di rimanere a Palazzo Chigi il più possibile, con effetti devastanti sull’economia nazionale già in stallo. Quindi anche l’Italia si candida ad essere il detonatore del default mondiale. L’unica via di uscita è una rivolta del popolo, un lancio di monetine davanti al Parlamento, un atto di coraggio della gente esasperata, che lo costringa ad uscire di scena. Ma dubito che accadrà. Quindi la situazione può solo peggiorare.

Quali sono gli effetti di un default mondiale? La rivolta sociale. L’assalto alle grandi corporation e ai palazzi del potere, proprio come è accaduto nel 2008 quando una folla di cittadini americani voleva scotennare alcuni grandi manager e una lista di nomi importanti fu resa pubblica. Ma stavolta sarà peggio. Il fallimento delle grandi economie mondiali aprirà una voragine di impoverimento, una disoccupazione galoppante, l’accaparramento ansioso delle risorse primarie, e accenderà l’incognita di un conflitto sociale dalle conseguenze imprevedibili. Quindi il 2012 potrebbe essere l’anno della resa dei conti. Il capitalismo ingordo, beffardo, arrogante, che ha spinto la società moderna sull’orlo del baratro, sarà chiamato a rispondere. Il passaggio a una nuova era, cioè a un capitalismo ecosostenibile,  potrebbe essere cruento e lasciare molte vittime sul terreno.

Ma il vero default mondiale è quello interiore. Una crisi economica così vasta è lo specchio di un impoverimento spirituale, psicologico e umano. Si è perso di vista il bene comune, il rispetto dell’ambiente, l’uso sacro che dovremmo fare delle risorse naturali che la Terra ci da in prestito. Si è persa l’etica dell’anima. Il cuore nelle faccende umane. Il trionfo della speculazione finanziaria è dunque l’espressione di un delirio di onnipotenza che in realtà non porta a nessuna ricchezza, ma solo all’impoverimento globale. Si dovrebbe partire da questo per rimettere a posto le cose.

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