“Due pesi due misure, in Italia la legge non è uguale per tutti”. Fa piacere leggere un titolo simile su il Giornale. Peccato che tale diseguaglianza nella giustizia sia stata avvertita solo all’indomani del doppio voto su Papa e Tedesco e non in seguito alle svariate leggi ad personam e ad aziendam del presidente del Consiglio, fabbricate ad arte per evitare i processi.

Papa e Tedesco sono due esponenti di Camera e Senato. Hanno spiegato nelle rispettive aule le loro ragioni, dichiarandosi estranei alle accuse loro rivolte. Hanno valenti avvocati che li assistono, hanno rilasciato interviste a quotidiani e settimanali, tv e radio pubbliche e private. Indipendentemente dal responso del voto a loro, legittimamente, è stata data la possibilità di difendersi, di ribattere agli accusatori, di anteporre la loro verità sui fatti agli elettori.

Tale opportunità non a tutti viene concessa.
Nello stesso Paese di Papa e Tedesco, in cui vige una Costituzione che sancisce all’art.3l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione…” ci sono donne e uomini rinchiusi in luoghi denominati Centri di identificazione e di accoglienza che non solo non hanno alcunchè di accogliente ma appaiono come veri e propri lager. Manca la scritta “il lavoro rende liberi” soltanto perchè in questi Cie (Centri di Identificazione) e Cara (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo) non si lavora: sono strutture temporanee istituite per ospitare gli stranieri “sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento” qualora il provvedimento non sia immediatamente eseguibile.

Ospitare. Dal latino hospite(m) col doppio significato, di “chi dà” e “chi riceve” ospitalità. Un rapporto a due: chi accoglie, e chi viene accolto, entrambi “ospiti”, come fratelli. Come si concilia il concetto di “ospitalità” con le discariche umane dove il cibo è scarso, dove non c’è assistenza sanitaria, dove non esiste igiene, dove ogni diritto è sospeso?

Gli “ospiti” dei Cie e dei Cara non possono parlare, a loro non è data la possibilità di rilasciare interviste né di denunciare le loro condizioni perchè, è incredibile ma è vero, nessuno può entrare per chiederglielo. Ad eccezione di alcune organizzazioni umanitarie arbitrariamente scelte, rivela il Comitato Promotore dell’appello “LasciateCIEntrare”, questi luoghi, sulla base di una circolare del Ministro dell’interno emanata il 1° aprile 2011 sono praticamente inaccessibili.

Giornalisti, sindacati, esponenti di associazioni antirazziste e umanitarie sono considerati secondo questa circolare “un intralcio” all’operato degli enti gestori e per questo tenuti fuori. Nessuno può scriverne, girare video, documentare la situazione. Le poche fonti reperibili di notizie, scrivono i promotori della denuncia, sono “i video registrati da cellulari, dagli immigrati trattenuti nei centri, le lettere che riescono a partire dall’interno, le telefonate e le testimonianze rese da chi esce o fugge”. E quel poco che riesce a filtrare rivela violazioni sistematiche dei diritti umani.

Lunedì’ 25 luglio saremo davanti ai Cie e ai Cara di Roma, Bologna, Modena, Gradisca, Torino, Milano, Bari, Cagliari, Santa Maria Capua Vetere, Trapani, Catania, Lampedusa, Porto Empedocle. Saremo lì e pretenderemo di entrare perchè tutti hanno il diritto di sapere.

La legge è uguale per tutti… i potenti

“Due pesi due misure, in Italia la legge non è uguale per tutti”. Fa piacere leggere un titolo simile sul “Giornale”. Peccato che

tale sbilanciamento nella giustizia sia stato avvertito solo all’indomani del doppio voto su Papa e Tedesco e non in seguito alle svariate leggi ad personam e ad aziendam del presidente del Consiglio, fabbricate ad arte per evitare i processi.

Papa e Tedesco sono due esponenti di Camera e Senato. Hanno spiegato nelle rispettive aule le loro ragioni, dichiarandosi

estranei alle accuse loro rivolte. Hanno valenti avvocati che li assistono, hanno rilasciato interviste a quotidiani e

settimanali, tv e radio pubbliche e private. Indipendentemente dal responso del voto a loro, legittimamente, è stata data la

possibilità di difendersi, di ribattere agli accusatori, di anteporre la loro verità sui fatti agli elettori.

Tale opportunità non a tutti viene concessa.
Nello stesso Paese di Papa e Tedesco, in cui vige una Costituzione che sancisce all’art.3 l’uguaglianza dei cittadini davanti

alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione… ci sono donne e uomini rinchiusi in luoghi denominati

Centri di identificazione e di accoglienza che non solo non hanno alcunchè di accogliente ma appaiono come veri e propri lager.

Manca la scritta “il lavoro rende liberi” soltanto perchè in questi CIE (Centri di Identificazione) e CARA (Centri di Accoglienza

per Richiedenti Asilo) non si lavora. Sono strutture temporanee istituite per ospitare gli stranieri “sottoposti a provvedimenti

di espulsione e o di respingimento” qualora il provvedimento non sia immediatamente eseguibile.

Ospitare. Dal latino hospite(m) col doppio significato, di “chi dà” e “chi riceve” ospitalità. Un rapporto a due: chi accoglie, e chi viene accolto, entrambi “ospiti”, come fratelli. Come si concilia il concetto di “ospitalità” con le discariche umane dove il cibo è scarso, dove non c’è assistenza sanitaria, dove non esiste igiene, dove ogni diritto è sospeso?

Gli “ospiti” dei Cie e dei Cara non possono parlare, a loro non è data la possibilità di rilasciare interviste né di denunciare le loro condizioni perchè, è incredibile ma è vero, nessuno può entrare per chiederglielo. Ad eccezione di alcune organizzazioni

umanitarie arbitrariamente scelte, rivela il Comitato Promotore dell’appello “LasciateCIEentrare”, questi luoghi sono praticamente inaccessibili, sulla base di una circolare del Ministro dell’interno emanata il 1° aprile 2011. Giornalisti, sindacati, esponenti di associazioni antirazziste e umanitarie sono considerati secondo questa circolare “un intralcio” all’operato degli enti gestori e per questo tenuti fuori. Nessuno può scriverne, girare video, documentare la situazione. Le poche fonti reperibili di notizie, scrivono i promotori della denuncia, sono “i video registrati da cellulari, dagli immigrati trattenuti nei centri, le lettere che riescono a partire dall’interno, le telefonate e le testimonianze rese da chi esce o fugge”. E quel poco che riesce a filtrare rivela violazioni sistematiche dei diritti umani.

Luned’ 25 luglio saremo davanti ai Cie e ai Cara di Roma, Bologna, Modena, Gradisca, Torino, Milano, Bari, Cagliari, Santa Maria Capua Vetere, Trapani, Catania, Lampedusa, Porto Empedocle. Saremo lì e pretenderemo di entrare perchè tutti hanno il diritto di sapere.