Impossibile condividere i pezzi (link) da ilfattoquotidiano.it su Facebook. La cosa è grave.
Proviamo a vedere perché, senza lasciarci trasportare da teorie cospiratorie.

Da ieri sera, più o meno – quando ho scritto questo pezzo, documentando la cosa con screenshot -, tutti i tentativi di condividere articoli provenienti da questo dominio su Facebook è inibita da un messaggio di errore che parla di spam o “contenuto offensivo”. Non solo: praticamente tutti i pezzi precedentemente condivisi da ilfattoquotidiano.it sul popolare social network sono totalmente scomparsi. E’ legittimo supporre che la cosa si risolverà e che i contenuti ricompariranno. Ma non si può ignorare l’evento.

Probabilmente, come mi fa notare – scrivendomi su un altro social network, Google+ –Luca Lizzeri di Blogo.it, si tratta di un caso di “‘Denial of Service Attack’ esteso ai social network. Può prendere molte forme, dall’abuso del pulsante ‘Segnala abuso’ su Facebook, all’abuso delle segnalazioni di violazione del copyright su YouTube”. In sostanza, l’ipotesi più probabile è che un nutrito gruppo di persone abbia segnalato, verosimilmente in maniera strumentale, i contenuti provenienti da ilfattoquotidiano.it come inappropriati.

Ma Lizzeri mi scrive anche: “Mi chiedo il rapporto tra numero di segnalazioni di abuso ricevute e numero di like/share espressi sul dominio de Il Fatto Quotidiano. Mi stupirei molto se il rapporto fosse maggiore di 1:1000.” L’osservazione è molto pertinente: che volume di condivisioni ha ilfattoquotidiano.it su Facebook? Enorme. E quante possono essere state le segnalazioni d’abuso, in rapporto?

Questo significa, probabilmente, che:
a) Facebook ha un sistema automatico per gestire questo tipo di situazioni, che non prevede, se non a posteriori, il controllo umano e che ignora il rapporto segnalazioni positive/segnalazioni negative. Grave.
b) Facebook non ha un filtro, per questo tipo di segnalazioni “di massa”, reali o strumentali che siano, che tuteli quantomeno le testate giornalistiche. Il che significa che la cosa potrebbe capitare, domani, anche alla Gazzetta dello Sport, a Repubblica, a Libero, al Giornale e via dicendo. Grave anche questo.

Ma c’è dell’altro. La percezione che l’utente medio ha di Facebook è quella di un luogo di “libero scambio di comunicazione”. L’evento che si sta protraendo da ieri sera dimostra, invece, che il social network può arbitrariamente e selettivamente cancellare dalle proprie pagine tutti i contenuti provenienti da un determinato dominio. Per errore, per un “Denial of Service Attack“. O magari, un giorno, perché da quel determinato dominio provengono contenuti sgraditi al social network.

Qualcuno potrebbe obiettare che in fondo Facebook è una compagnia privata con una sua policy da far rispettare ad ogni costo. Proviamo a fare un esempio alternativo, allora. In un certo senso, Facebook sta a internet come una compagnia telefonica (per esempio Telecom) sta al telefono. Quindi, se accettiamo il parallelismo – che richiede, ovviamente, dei distinguo ma viene fornito a titolo esemplificativo – è come se Telecom impedisse a un gruppo di persone di parlare al telefono fra di loro o di parlare al telefono di un determinato argomento proveniente da una determinata fonte.

Uno scenario piuttosto inquietante, non trovate?

Ma ritornando ai fatti, non si può che limitarsi a rilevare come questo evento sgradevole:
a) faccia fare a Facebook una figura decisamente poco edificante;
b) ridimensioni di molto l’illusoria libertà su Facebook (e sulla rete, più in generale);
c) faccia sorgere almeno un legittimo dubbio: presa come assunto la “buona fede” di Facebook (fino a prova contraria, naturalmente), ipotizzare che ci sia del dolo da parte del social network è troppo dietrologico: cosa accadrebbe, se uno strumento potente come Facebook (o come Google, per dirne un’altra) cadesse nelle mani di qualcuno che in buona fede non è?

Per le teorie cospiratorie ci si risente un’altra volta (a qualcuno farà tremare i polsi notare, per esempio, che anche un pezzo da Informare per Resistere, per l’esattezza una videoinchiesta sul G8 di Genova, risulta non condivisibile con le stesse modalità).

Per ora, limitiamoci a trarre le conseguenze dai fatti.