Ogni anno, in via d’amelio, si tiene un minuto di silenzio in ricordo di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta. Ogni anno, da quando sono stati assassinati. C’è chi sostiene che l’assassinio sia opera della mafia, chi sostiene che sia opera dello Stato e chi sostiene che sia opera della trattativa tra Stato e mafia. L’unica certezza è che, ancora, la verità non è saltata fuori.

Quest’anno, però, è accaduto qualcosa che non doveva accadere. Sia alle Agende Rosse di Salvatore Borsellino che ai ragazzi di Azione Giovani guidati dal loro segretario provinciale Davide Gentile (ho visto anche qualche maglietta di Casa Pound), è stata concessa l’autorizzazione per manifestare nello stesso luogo e alla stessa ora.

Saputa la notizia, conoscendo le contrapposte ideologie di pensiero, abbiamo chiesto spiegazioni alle Forze dell’Ordine. Visto che non c’erano né il questore né il suo vice, il più alto in carica è risultato essere un funzionario della digos. Quest’ultimo, su richiesta di qualche semplice cittadino, non ha voluto assolutamente fornire il suo nome. Siamo solo riusciti ad ottenerne uno, facendo qualche domanda in giro: Di Blasi. Ma forse non era neanche questo quello giusto.

Ho avuto modo di conoscere i rappresentanti delle Agende Rosse e di Azione Giovani e, mettendo da parte le ideologie più o meno politiche, l’idea che mi sono fatto è stata quella di avere a che fare con persone civili e ben educate che volevano solo ricordare Paolo Borsellino.

L’unica cosa che nessuno, però, ha pensato è che al di là delle ideologie politiche, dell’essere persone civili e ben educate, erano comunque presenti due “masse” di persone. E nelle masse, soprattutto quelle in cui ci sono simboli, loghi e/o bandiere, ci possono essere infiltrati e/o fanatici.

Non vi nascondo che trovandomi in mezzo con la mia telecamera, avvertivo la tensione del momento. E la stessa tensione la leggevo negli occhi di qualcuno. Bastava uno sguardo, una parola o un gesto di troppo e sarebbe scoppiata la rissa.

Per fortuna non è successo niente. Ma qui mi chiedo e vi chiedo: concedere l’autorizzazione per manifestare nello stesso luogo e alla stessa ora a due gruppi così diversi anche se accomunati dal ricordo di Paolo Borsellino, è stato dettato dall’incompetenza o dalla malafede? Chi ha concesso tutto ciò era convinto che sarebbe stato tutto tranquillo o sperava nel caos?

di Tony Troja