“Questa è stata una settimana difficile, faceva caldo in strada e c’erano 40 gradi dentro la politica. Sono queste le premesse del leader della Lega, Umberto Bossi, che in serata ha arringato la folla di piacentini alla ventesima festa del Carroccio di Podenzano, località alle porte di Piacenza.

Il Senatur non nasconde, infatti, il difficile clima che si è respirato in maggioranza in quest’utlima settimana di passione per il governo Berlusconi, alle prese da una parte con la difficile manovra economica da approvare in tempi record e la decisione di procedere con l’arresto del deputato Pdl, Alfonso Papa. Sul quale torna a essere per l’arresto, con una posizione piuttosto confusa. Ma quando sente che il suo popolo vuole tornare alle origini ecco Bossi che torna Senatur e abbandona il federalismo: “Si, meglio fare la secessione, è la miglior medicina contro la crisi”.

STIPENDI AI PARLAMENTARI, “QUESTI NON VOTANO CONTRO I PROPRI INTERESSI”. Da sotto il palco del giardino Hawaii, i militanti della Lega hanno chiesto al Capo a più riprese rassicurazioni sulla propria pensione, comparandola a quella “d’oro” dei parlamentari. “Gli stipendi dei parlamentari sono stati ridotti di molto – risponde Bossi alla base – e ora sono stati portati nella media europea. E’ dura però convincere questi a votare contro i propri interessi, ma so già che se dico ai miei di tagliarsi gli stipendi – mette la mano sul fuoco il Senatur – i miei dicono che va bene mentre gli altri oggi ci sono e domani non vengono più”. Un particolare Bossi lo dimentica: nelle proposte di legge per la riduzione degli stipendi dei parlamentari presentate negli ultimi anni, la Lega ha sempre votato contro.

Bossi ha quindi parlato a lungo di economia, puntando l’indice contro “l’euro troppo forte che va bene per comprare il petrolio, ma ci danneggia e danneggia i nostri imprenditori”, ma sul possibile default dell’Italia, incrocia le dita: “Spero di no, anche perché Tremonti ha il braccino molto corto“.

Ma, stando a Bossi, Pontida ha influito molto sulla manovra approvata dal parlamento questa settimana, “li ha spaventati” dice a fianco a Rosy Mauro “e questa volta Tremonti ha tagliato sul serio”. Ma i tagli dovevano andare anche nella direzione delle “missioni di pace”, cosa non avvenuta.

MISSIONI DI PACE: “NAPOLITANO HA IMPOSTO A B. IL BOMBARDAMENTO DELLA LIBIA”. Appena si nominano le guerre in cui è impegnata l’Italia all’estero, i primi militanti cominciano a fischiare, ma il leader frena: “Quando è venuta la Clinton, Berlusconi ha detto che voleva far tornare gli uomini a casa perché non ci sono soldi, e l’ha detto Berlusconi – scherza il Senatur-  che quando si tratta dell’America…” e fa il verso di inginocchiarsi. “Ma su questa cosa qui – continua- è il presidente della Repubblica che ha imposto a Berlusconi di bombardare“. Un concetto, che è stato ripreso almeno due volte durante la serata: “Sulla guerra Berlusconi non ha colpa – rimarca il leader della Lega – il presidente della Repubblica lo ha imposto, per non fare nomi, e Berlusconi ha dovuto dire di sì”.

PAPA? “NON VOGLIO LE MANETTE IN PARLAMENTO, MA VOTEREMO PER L’ARRESTO”. Dopo diversi cambi d’opinione nall’arco di dieci ore, Bossi sembra aver scelto la strada da seguire per non inciampare più sull’affaire Papa, una situazione in cui “può capitare di dire cose sbagliate, ma le manette in Parlamento, mai”. Insomma, sull’arresto di Papa ci si va cauti: “Prima si faccia un processo – riferisce Bossi – ma non si mettano manette prima della condanna” anche se la linea del partito è “quella di votare per l’arresto“.

RIFIUTI DI NAPOLI, “SERVE UNA STANGATA”. Durante il comizio piacentino, Bossi ha anche parlato dei rifiuti campani. La settimana scorsa il gruppo della Lega in consiglio provinciale aveva infatti promosso una mozione per impegnare la giunta targata centrodestra a mettere in atto tutte le misure per scampare l’arrivo dei rifiuti napoletani a Piacenza. “Dei rifiuti napoletani non ce ne può fregare di meno – urla Bossi dal palco incassando l’ennesimo applauso – ma mi fanno pena i ragazzi in mezzo alla spazzatura, ai topi. Una stangata lì va data, sennò il problema si ripete ciclicamente”.

“ALEMANNO COME LA MORATTI, CON B. VEDREMO SE ANDARE DA SOLI”. Prima del termine del comizio, durato più di un’ora, Bossi ragiona anche di elezioni vede nero per Alemanno. “Alemanno farà la fine della Moratti a Milano. Dimenticato”,  facendo caput con la mano. Mentre l’alleanza con Berlusconi, osteggiata dalla base leghista, è in forse: “Vediamo se fare l’accordo con lui o andare da soli”. Ma dai militanti, il grido è chiaro: “Soli!”.