E’ in corso l’udienza conclusiva a cui sto assistendo, presso il tribunale di Torino, sulla causa intentata dalla Fiom-Cgil per verificare l’esistenza di un’attività antisindacale nella costituzione di una nuova società  in quel di Pomigliano. Nuova società che, come più volte dichiarato, è stata costituita da Fiat per evitare che i lavoratori dissenzienti dalle condizioni che la Fiat stessa ha preteso e ottenuto da accordi sindacali separati e referendum non liberi, abbiano la rappresentanza sindacale della Fiom-Cgil (principale sindacato non firmatario) per Pomigliano e per gli altri stabilimenti che seguiranno nel piano Fabbrica Italia (riguardante Mirafiori ed ex Bertone ), mai presentato completamente.

Al di là e con la giusta rilevanza che avrà la sentenza del tribunale di Torino, comunque vada (ne parleremo), io continuo a pensare che un’impresa non può pretendere tutto da un Paese libero di legare i suoi investimenti al cambio di leggi che riguardano tutti i cittadini, agendo in modo da forzare il quadro legislativo e le regole della coesione sociale, che sono ovunque frutto di lunghi processi sociali, culturali e legislativi, spesso assai complessi anche nell’equilibrio tra ceti sociali (e purtroppo in Italia si è legiferato poco, quando si poteva, a favore dei lavoratori).

Però, visto che la Fiat-Chrysler (abituiamoci a chiamarla così vista l’imminente fusione) è oramai un’azienda italo-americana – con quali pesi specifici nel comando, lo scopriremo a breve – proviamo a chiederci se in Usa o in qualunque Paese a regime democratico si può forzare l’ordinamento per ottenere una legge ad aziendam. E ancora, chiediamoci se è giusto che un’impresa possa scegliere i sindacati di volta in volta più vicini, fino a costituire il  proprio sindacato aziendale, che peraltro Fiat ha sempre avuto e cercato, dal Sida al Fismic. E infine, perché un’impresa oramai multinazionale dovrebbe rispondere a vincoli speciali di diritto e di legge oltre e sopra i cittadini? E a vincoli speciali per le agibilità sindacali dei propri lavoratori?

Tutto ciò è possibile per il combinato disposto nel nostro Paese  di una grave crisi economica e di un’altrettanto grave crisi di rappresentanza politica che rende i nostri governi e spesso anche gran parte delle attuali opposizioni deboli, non autonomi e ricattabili, più di altri Paesi, da soggetti economici e finanziari. Soprattutto, questo ha lasciato soli le lavoratrici e i lavoratori del gruppo Fiat esposti a un pericoloso esperimento di “suggerimenti” di governo del Paese affidato a un’impresa oramai non più nazionale, ma che da un anno ci dice se siamo moderni o no, innovativi o conservatori, efficienti o inefficienti, entra ed esce dai contratti nazionali  e dalle associazioni d’impresa inseguiti da quasi tutti. Ma noi, cittadini, lavoratori e no, la Fiat non l’ abbiamo eletta a governare  il  paese.