In Italia ci lamentiamo per il troppo gossip sui media. In Gran Bretagna il gossip (anche più scandalistico del nostro) regna sovrano. Lo dimostrano i circa 3 milioni di lettori di News of the World, il ‘giornalaccio’ di Murdoch che ha chiuso con il numero domenicale di oggi.

L’Inghilterra conta circa 60 milioni di abitanti (più o meno quanti siamo noi) e considerato l’alto numero di vendite di NotW, ma anche dei tantissimi altri giornali scandalistici ivi pubblicati, a me sembra che siano molto più attirati dal gossip che non noi in Italia, dove il giornale più gossipparo (Chi, diretto da Signorini) non va oltre le 400 mila copie vendute (altra cosa è il numero dei lettori).

Oltre alla perdita di un giornale così tanto venduto, a causa delle conseguenze di questo scandalo, la NewsCorporation di Murdoch perderebbe anche la succulenta quota pubblicitaria della Chiesa Anglicana. Rupert si è fiondato a Londra: salviamo il salvabile, anche sacrificando il tabloid ultracentenario.

Il caso NotW, oltre a trascinare con sé il capo ufficio-stampa di Cameron, preoccupa anche la Chiesa d’Inghilterra, considerando i mezzi (da veri ‘squali’ murdochiani) con i quali venivano procacciate le succulente (e a volte truculente) notizie.

Il gossip dà dipendenza e come tutte le dipendenze, non basta mai per chi ne è avvezzo e così i giornalacci come quello di Murdoch raggiungono tali parossismi, pur di aumentare le vendite. Lo sdegno popolare sollevatosi nel Regno Unito, però, è direttamente proporzionale al successo di tiratura del tabloid: risvegliati da un’ ‘ipnosi da gossip’.

Da noi, il gossip è quasi tutto frou frou, spessissimo è ‘costruito’ ad hoc per fare pubblicità ai conduttori televisivi, o alle starlette e ai tronisti, minuscole meteore. Altre volte, il gossip è d’alto bordo, ma lì è il regno di Umberto Pizzi da Zagarolo e Dagospia. In ogni caso, e diversamente dal caso di NotW, le intercettazioni prima di passare ai giornali, transitano per qualche Tribunale patrio. Per fortuna. Salvo avere ‘talpe’ altolocate, come ci dimostra il ‘caso Milanese’.

Dappertutto, però, la voglia di gossip è un desiderio viscerale: conoscere di fatti altrui ci fa stare bene.

C’è chi sogna (matrimoni da favola, successi artistici, vacanze in yacht) e chi si consola nel confrontare la propria cellulite o il proprio rotolo adiposo con quelli dei personaggi famosi. Altre volte, diventa catartico leggere di disgrazie, ovvero si riaccende l’ottimismo con storie a lieto fine. Indubitabilmente, i fatti degli altri (anche quelli dei colleghi d’ufficio o dei condomini) ci danno una mano a sopportare quelli personali, dice anche la Psicologia.

Ma tutta questa foja inglese per i tabloid scandalistici ‘sex&crime’ stride con il formalismo tipicamente british (almeno nell’aspetto) dei tipi come questo Andy Coulson, l’ex Direttore della testata (lo avete visto anche voi in tivvù?), così aplomb nel suo ruolo di portavoce del premier, eppure senza scrupolo alcuno. Il suo cinismo è tale che è arrivato a dolersi dei colleghi del NotW, che lui stesso ha infilato in questo guaio! E quella amministratrice delegata, quella dai voluminosi riccioli rossi (Rebekah Brooks), di cui si dice abbia avuto una carriera sorprendentemente veloce? Lei sapeva tutto ed incentivava tali pratiche deviate e pare che i suoi collaboratori al tabloid non desiderino altro che vederla in manette, tanto è il desiderio di vendetta.

Una domanda, però, mi sorge spontanea. Tutti i cronisti, i reporter e i redattori del NotW non si sono mai chiesti da dove provenivano le notizie più segrete? Come venivano procacciate? Un dubbio, uno solo, no? Mai? Fino a che non è venuto fuori lo scandalo erano tutti contenti. Ho visto ieri sera l’intervista ad un redattore del tabloid. Mi ha sorpreso la sua difesa della professionalità della testata.

In definitiva, il tutto mi è sembrato spiacevolmente contradditorio con la secolare tradizione anglosassone del giornalismo, proprio quello che ogni tanto tiriamo fuori anche noi per dolerci del nostro.

di Marika Borrelli