Non è stata una grande festa quella di Mirabello. Per niente memorabile, come era nelle intenzioni. La prima di Alfano e in piena crisi con gli alleati. Organizzata in fretta e furia, ma se tutti i rappresentanti del governo hanno provato a esserci, il grande assente è stato il pubblico, scarso, scarsissimo, se non nella giornata di Alfano. E da qui partiamo nelle nostre pagelle alla festa.

Pubblico 4,5: i pochi ce l’hanno messa tutta perché si sentisse il clima di festa, ma non ci sono riusciti. Forse perché ancora lancinati dal dilemma Fini sì (pochissimi) Fini no. Dialogo tra due anziane militanti: “Ero in cucina, ho sentito la tv, Porta a Porta, in lontananza. Ma lo sai Luisa? Ero convinta fosse Di Pietro mica, Fini”. “Non dirlo a me è stata la delusione della mia vita. Ma anche Lui, con la Ruby, mica mi ha conninto”. “Ah no, io non credo a una parola”.

Ufficio stampa 7: efficiente, sempre e comunque. Sorridenti e pronti. Anche loro non avevano molti giornalisti da assistere, perché insieme al pubblico anche la categoria è stata assente, ma hanno fatto il massimo.

Ignazio La Russa 4 meno meno: Arrogante, come sempre. Anche smesse le vesti di ministro della Difesa. A una giornalista che voleva chiedere un chiarimento ad Alfano si è girato e con gli occhi spiritati ha detto: “Ma che domande fa? E’ del Fatto Quotidiano lei?”. No, del Fatto Quotidiano sono io, e non ho aperto bocca, signor ministro. “Allora venga, le offro un caffè”. La ringrazio dell’invito, ma non bevo caffè.

Maurizio Gasparri 5: Lo abbiamo visto in tempi migliori. In genere appena vede una telecamere  fissa l’obiettivo e, anche se non gli viene richiesto, parla a ruota libera. E’ un gesto meccanico. Ha lavorato – dice lui – dietro le quinte.

Augusto Minzolini 3: Doveva intervistare Alfano. Fosse riuscito a fargli una domanda che presupponesse una risposta. Niente. E’ stato aplaudito, certo. Come se fosse un funzionario del Pdl. Non è mai un bel segno se fai il giornalista.

Francesco Verderami 6: Qualche domanda ha provato a farla, si è preso anche i fischi quando ha chiesto se il Pdl avesse in futuro l’intenzione di perdere la gestione monarchica d’epoca berlusconiana. Ha preso le sue difese Alfano: “Le interviste in ginocchio non piacciono nemmeno agli intervistati”. Minzolini non ci è rimasto bene.

Giorgia Meloni 6,5: A differenza degli altri è arrivata senza l’auto blu  e la scorta.

Sandro Bondi ng: Apparizione breve. Gli lacrimano gli occhi quando balbetta di Berlusconi. Breve dibattito,poi via senza salutare. Sempre più solo.

Ohara Borselli 4: Doveva presentare il pianista del dopo cena e intrattenere. E’ carina, ma a presentatrice rende poco. In genere agli spettacoli del dopo cena non si sono mai raggiunte (compice il cantante, 4) le dieci presenze.

Filippo Berselli 4: Il coordinatore del Pdl in Emilia Romagna è sicuramente il più elegante della combriccola. Di presenza autorevole, in disgrazia nella terra dove governa il partito. Litiga con la Lega, i compagni di circolo, rischia – a Bologna – di Portare il quartiere Santo Stefano alle elezioni perché non c’è accordo sulla presidenza.

Angelino Alfano 3 più: Sarebbe il segretario del partito e, almeno per ora, il ministro della Giustizia. Ma non parla né nelle vesti dell’uno né nelle vesti dell’altro: “Berlusconi è un preseguitato dalla giustizia”. Si merita il più per il coraggio con cui ha accettato il ruolo di gregario per un capitano che non c’è più.

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti

I nuovi Re di Roma

di Il Fatto Quotidiano 6.50€ Acquista
Articolo Precedente

A Mirabello tra i nemici riemerge la Lega

next
Articolo Successivo

“Situazione monitorata, ma impossibile fare previsioni”

next