C’è una donna ed è l’avvocato di origine indiana Ambiga Sreenevasan a capo del vasto movimento della società civile che oggi scuote la Malaysia. E’ l’ex presidente del Consiglio degli avvocati della Malaysia, ed è nota per l’impegno a difesa delle libertà individuali e dei diritti umani. La leader è stata arrestata oggi, insieme ad altri 900 attivisti, per aver guidato la manifestazione non autorizzata per le vie di Kuala Lumpur, dove si sono riversati per alcune ore oltre 20mila giovani, dispersi dalle forze dell’ordine con idranti e gas lacrimogeni.

Bersih 2.0”, il forum di oltre 80 Organizzazioni non governative, senza alcun colore politico, aveva annunciato per oggi, 9 luglio, la più imponente manifestazione popolare della storia del paese, che avrebbe potuto riunire 400mila persone per chiedere “elezioni pulite”, trasparenza, giustizia, legalità, pari opportunità per tutti. Ma il vasto schieramento di forze dell’ordine, il blocco totale della capitale (strade d’accesso chiude e ferrovie ferme), gli arresti preventivi (oltre 200) le diffide diffuse dalla stampa hanno limitato quella che gli osservatori non esitano a definire “una pacifica prova di forza” (nessuno scontro, niente morti e pochi feriti lievi) della società civile malaysiana. I dimostranti avrebbero voluto riunirsi nel “Merdeka Stadium”, lo storico “Stadio dell’Indipendenza”, protetto come un fortino dagli agenti, con barricate e mezzi pesanti. Non ce l’hanno fatta, ma hanno dato alla nazione un segno inequivocabile della loro presenza.

“I malaysiani hanno percorso un lungo cammino per giungere questo punto decisivo nella storia della nazione. Oggi si sono uniti per chiedere una Malaysia migliore, per fermare la corruzione e la politica sporca”, ha dichiarato il Comitato a capo di “Bersih 2.0”, movimento fatto di giovani che non ospita leader politici ma solo cittadini di ogni etnia (malay, indiani e cinesi) e di ogni religione.

“Bersih 2.0 è orgoglioso del fatto che, nonostante gli ostacoli e le intimidazioni subite, i malaysiani di ogni stato di vita hanno saputo sopportare gli atti oppressivi della polizia con atteggiamento coraggioso e pacifico, mostrando l’amore per la loro nazione e per i principi della giustizia”.

Insomma, sulla carta a vincere è stata la polizia, ma la vittoria morale è tutta dei giovani in piazza. E la partita non finisce qui: la “questione morale” sollevata dai dimostranti (legalità, diritti, lotta alla corruzione) anima il dibattito pubblico e la giornata di oggi avrà certo conseguenze politiche.

Il governo di Premier Najib Razak, buono solo a mostrare il pugno di ferro, ne esce indebolito e molti osservatori sono pronti a giurare che le elezioni anticipate sono dietro l’angolo. Il governo sembra incapace di gestire ogni piccola forma di opposizione di recepire, almeno in parte, le legittime istanze che nascono dal basso. Inoltre c’è un faida tutta interna all’UMNO (United Malay National Organization), il partito principale della coalizione di governo (il Fronte Nazionale), e sembra che Razak possa essere ben presto silurato. Il Fronte Nazionale è la tradizionale formazione maggioritaria nella storia politica repubblicana, dal 1957 ad oggi. Il Fronte è stato “abituato” a un consenso bulgaro (per decenni ha controllato i due terzi del Parlamento), essendo espressione della larga parte della popolazione malaysiana, musulmana e di etnia malay. Ma, dopo le elezioni del 2008, la sua maggioranza si è assottigliata (oggi ha poco più del 50%), e sono gradualmente emerse nella società le domande di uguaglianza e giustizia, anche nei confronti delle componenti etniche e sociali (indiani e cinesi) che rappresentano comunque il 40% della nazione.

Ambiga Sreenevasan la leader di “Bersih 2.0” sostiene che oggi i cittadini “hanno perso fiducia nelle istituzioni”, che “innalzano muri di fronte alle aspirazioni del popolo”. Ma “non ci sono muri che resisteranno all’avanzata della causa della pace, della giustizia, dei diritti costituzionali, delle libertà, della verità”. Le idee e le parole del forum “Bersih” sembrano chiare. A questo punto si può ben dire che è sbocciata la “primavera d’Oriente”.

di Sonny Evangelista – Lettera 22