E’ davvero impressionante che la polizia italiana debba ricorrere all’uso di gas venefici vietati dalle convenzioni internazionali per venire a capo di una sacrosanta protesta popolare come quella della Val di Susa. L’occupazione militare della Valle, per la quale, sia detto per inciso, si spendono cifre astronomiche superiori perfino a quelle destinate al compimento dell’inutile obbrobrio, non è certamente una soluzione accettabile per una democrazia che voglia continuare ad essere considerata tale.

Le violenze compiute dai manifestanti non mi trovano consenziente, ma occorre affermare con altrettanta nettezza che lo Stato italiano deve mettersi in regola con i requisiti e standard internazionali, inserendo finalmente il reato di tortura nel proprio ordinamento e dotando i tutori dell’ordine di numeri di riconoscimento. A poliziotti, carabinieri e finanzieri va anche ricordato che il rifiuto di ordini illegittimi è previsto dalla legislazione sia nazionale che internazionale.

Occorre sviluppare a fondo, nelle menti dei diretti interessati, in quelle dei manifestanti e in quelle dei cittadini, l’idea che le forze dell’ordine sono composte da lavoratori come gli altri, oggi chiamati ad assolvere compiti sempre più difficili e impegnativi, che devono essere messi in condizione di eseguire con adeguata professionalità e nel rispetto da parte della società civile. Ma questo rispetto occorre meritarlo.

Negli ultimi anni ho avuto occasione di visitare per ben sette volte la Colombia, Paese martoriato da oltre sessanta anni da una guerra civile brutale e senza misericordia, che ha causato centinaia di migliaia di vittime e oltre quattro milioni di rifugiati interni su una popolazione di quaranta milioni. Ho visitato alcuni dei luoghi dove maggiore è l’impatto della violenza: il puerto di Buenaventura, le montagne del Cauca, città come Barranca Bermeja, epicentro della produzione petrolifera, le campagne intorno a Cucuta nel Santander, ecc.

E’ impressionante constatare, in un Paese come quello, pur beneficato dalla natura e popolato da gente amabile e comunicativa, come la prolungata assuefazione alla violenza possa pervertire a fondo la società. L’esercito, per percepire i premi previsti dalla regolamentazione nazionale, rapiva a migliaia giovani poveri, li massacrava e li travestiva da guerriglieri (è il tremendo fenomeno dei cosiddetti falsos positivos); sono nati e continuano a prosperare molteplici gruppi criminali che spesso hanno fiancheggiato gli organi statali nella repressione della guerriglia (i cosiddetti paramilitari molto vicini all’ex presidente Uribe); la stessa guerriglia, una delle più antiche e illustri dell’America Latina, ha oggi assunto un’ottica di tipo manageriale che spesso entra in oggettivo conflitto con l’originaria vocazione rivoluzionaria.

Illuminanti furono le parole del dirigente indigeno Elides Pechené, consejero mayor del Consiglio regionale indigeno del Cauca (Cric), che ha visitato l’Italia a maggio: “Tutti i tentativi di trovare un accordo di pace finora in Colombia sono naufragati, perché i contendenti (Stato e guerriglia) sono stati lasciati soli. Senza l’intervento della società civile non sarà mai possibile pervenire a una pace giusta e duratura”.

La situazione italiana è certo molto differente. Ma importante è cogliere il messaggio: esprimere il ripudio generalizzato della violenza, per poter affermare, in forma pacifica ma estremamente determinata, la volontà della stragrande maggioranza. Fortunatamente l’Italia è ancora uno Stato di diritto e tale volontà deve e può trovare i canali giusti per vincere e determinare le scelte di fondo.

Il Tav non si farà e ad Arcore faremo un grande centro sociale, mentre a Villa Certosa apriremo un vero centro di accoglienza per immigrati e rifugiati. Berlusconi, in libertà vigilata, potrà esibirsi in teatro e nel circo e sarà contento lui per primo di poter finalmente realizzare il suo sogno… Fantasie? Riparliamone fra cinque anni. Intanto la lotta continua. I sogni sono importanti anche per dare prospettive allo sforzo quotidiano. Altrimenti c’è solo la morte, fisica o civile… magari con la benedizione bipartisan di Fassino e Cota.