La bufera della P4 sta tirando in ballo anche il Consiglio di Stato. La stampa ci dà infatti notizia che tra coloro che erano soliti telefonare al faccendiere vi era anche Franco Frattini, presidente di Sezione del Consiglio di Stato fuori ruolo e ministro degli Esteri dell’attuale Governo.

Lungi dall’aprire una pratica nei suoi confronti, magari per un semplice accertamento, l’organo di autogoverno della magistratura amministrativa (il Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa) tace sul punto.

Nel frattempo, altri consiglieri di Stato sono stati invece menzionati da L’Espresso in un articolo sulla P4, in cui si rilevava sostanzialmente che, se nella prima Repubblica i magistrati amministrativi con il “doppio lavoro” cercavano prevalentemente referenti politici, oggi il sistema li spinge a cercare referenti altrove.

Puntuale è arrivata la smentita dei colleghi citati (Corrado Calabrò e Antonio Catricalà) – manca invece quella di Pasquale De Lise – che hanno affermato di non conoscere affatto Bisignani e di aver sempre lavorato solo per le Istituzioni, a prescindere dal colore politico.

A parte il fatto che il sistema P4 pare essere un sistema trasversale, che prescinde appunto dai colori politici, e che sarebbe stato comunque segno di trasparenza sapere da questi magistrati (attualmente presidenti di Authority, e della cui professionalità ed onestà nessuno dubita) come abbiano ottenuto tali incarichi (i cui vertici, come noto, sono in genere scelti dai presidenti dei due rami del Parlamento), ciò che colpisce è il desiderio di prendere le distanze dal Bisignani… faccendiere cui faceva riferimento il loro collega e ministro degli Esteri consigliere di Stato Franco Frattini.

Per completezza, è giusto anche dire che a prendere le loro difese, proprio su L’Espresso di questa settimana, è stato anche uno storico esponente del partito democristiano della prima Repubblica, quale Paolo Cirino Pomicino, che ha affermato: “Non posso lasciar passare sotto silenzio un accostamento, ancorché minimo, di tre autorevoli rappresentanti di quel mondo che tanto ha dato e continua a dare al Paese, cioè De Lise, Calabrò e Catricalà, all’azione politica dell’on. Cesare Previti…”.

Personalmente, dopo queste autorevoli rassicurazioni,  mi sento davvero più tranquillo.