E ora vogliamo le dimissioni degli imbavagliatori e dei loro basisti, quelli che hanno cancellato i referendum, quelli che hanno sbagliato le date, quelli che hanno invitato gli italiani ad andare al mare, quelli che hanno oscurato  persino le immagini del presidente Napolitano mentre votava, perchè avrebbero potuto disturbare il grande molestatore, rinchiuso nella sua villa sarda, esattamente come facevano i suoi colleghi tunisini, egiziani, libici, all’inizio delle rivolte popolari.

Questa volta sarà il caso di non mollare la presa, di non dargli tregua, di dare continuità ad un moto di popolo che sta esprimendo una indignazione profonda e un immensa volontà di partecipazione e di azione civica, gentile nei modi, ma determinata nella sostanza.

Non facciamoci illusioni il vecchio satrapo resterà attaccato alla poltrona, le tenterà tutte, darà la colpa alla informazione “di regime” che ha parlato troppo dei referendum, cercherà di eliminare le ultime anomalie sopravvissute nella rai berlusconiana. Alzerà i toni e cercherà di menare le mani, alla faccia dei cerchiobottisti di professione.

Santoro è già stato accompagnato alla porta, proprio ieri Fabio Fazio, attraverso  una lettera pubblicata da Repubblica, ci ha fatto sapere che sta per mollare, che non può lavorare contro la volontà aziendale, che da quelle parti non vogliono più Saviano, perchè parla troppo di cose sgradire a Berlusconi, all’amico Dell’Utri e forse non solo a loro.
Dopo Fazio e Santoro toccherà a Floris e a tutta Raitre, poi si occuperanno di regolare i conti con Telecom, La7, e compagnia bella.

Adesso è giunto il momento di passare alla controffensiva.
Dobbiamo essere noi a chiedere le dimissioni dei molestatori dentro e fuori la Rai, dobbiamo chiedere agli arbitri di fare il loro mestiere o di andare a casa, dobbiamo piantare una tenda della libertà sotto le sedi della Rai, dobbiamo intasare la Corte dei Conti e i tribunali di ricorsi e di esposti contro quelli che stanno distruggendo un bene pubblico.
Ieri è stata una giornata di festa, anzi una grande festa della libertà, uno schiaffo ai censori e ai mazzieri politici e mediatici. Godiamocela tutta, ma già da oggi mettiamoci al lavoro per organizzare, davanti ai cancelli di viale Mazzini, una manifestazione “Per il bene comune, contro il conflitto di interessi”.

P.S. Oggi il mite professor Calabrò, presidente della Autorità di garanzia delle comunicazioni, leggerà la sua annuale relazione al Parlamento. Citerà il conflitto di interessi? Dirà qualcosa sull’assalto alla Rai? Spenderà una parola per la libertà di informazione? Annuncerà l’apertura di una inchiesta sulla violazione sistematica della legge sulla par condicio? Proveremo ad ascoltarlo, ma non ci facciamo illusione alcuna. La vittoria del Sì dovrebbe consigliare anche agli abritri distratti di ricorrere, almeno per una volta, al nobile istituto delle dimissioni.