Giovanni FaviaAll’indomani del voto, nei salotti tv, si consuma il festival dei luoghi comuni sul MoVimento, solo in pochissimi si distinguono. Per un giorno non ignorati ma derisi, si parla di noi con analisi attente e approfondite sul fenomeno 5 Stelle: vince il qualunquismo e la demagogia, voto di protesta, voti rubati alla sinistra, devono capire cosa vogliono fare da grandi, sono anche loro un partito, fanno vincere Berlusconi.

Bene, di seguito qualche aiutino per il prossimo anno, quando alle prossime elezioni comunali vi risveglierete nuovamente dal sonno e riscoprirete un’altra volta che esistiamo.

1. “Facciamo qualunquismo”. Qualunquista è criticare tutto e non fare niente. Siamo cittadini che stavano sprofondando nell’indifferenza e nella rassegnazione per la politica tradizionale, grazie al blog di Beppe Grillo, la
rassegnazione è diventata speranza, ci siamo incontrati, circa 100.000, abbiamo preso fiducia e rimboccandoci le maniche stiamo mettendo tempo idee e impegno per organizzarci e pensare un futuro e una politica fuori dagli schemi
partitocratici.

2. “Voto di protesta?” Sbagliato, voto di “testa”, ragionato, informato, consapevole. Voto “per” e non voto contro. Basta leggersi i programmi nei vari comuni.

3. “Rubano voti alla sinistra.” Non rubiamo voti a nessuno, affermazione bizzarra oltre che falsa, primo perché i voti sono dei cittadini, fino a prova contraria liberi di scegliere di volta in volta da chi farsi rappresentare e non proprietà privata dei partiti, secondo perché in molte città cresce il centrosinistra ed allo stesso modo il MoVimento. Gli elettori a 5 Stelle, parlo per esperienza diretta, sono generalmente persone che senza di noi avrebbero messo una fetta di mortadella nella scheda con su scritto: “vi siete magnati tutto, magnateve anche questa”. Persone che tornano in cabina elettorale a votare col sorriso e non col naso tappato per mettere una sofferta croce sul “meno peggio”. Per la democrazia acqua fresca che argina l’astensione e non anti-politica, semmai anti-mala-politica. Avreste bisogno di un po’ di autocritica invece di scaricare i vostri insuccessi su di noi.

4. “Devono capire cosa vogliono fare da grandi.” Questa a dire il vero l’ha detta Bersani. Un solo commento: A Bersa’, prendi ‘no specchio, fatte na domanda e datte na risposta…

5. “Ormai sono anche loro un partito.” Fatevene una ragione, anche se capisco che per la vostra cultura sia difficile da accettare: noi non ragionamo più in termini dx e sx, non siamo un partito, o meglio, siamo “partiti” ma non abbiamo una forma partito (che è sempre e comunque verticale anche se burocratico-democratica) e nemmeno un apparato di funzionari. Siamo un rizoma, una rete, alla base non vi è l’ideologia ma la condivisione di esperienze e conoscenza. Nel percorso non vi sono carriere, privilegi, arricchimenti ma passione, sacrificio, coraggio.

6. “Fanno vincere Berlusconi.” A sinistra sono stati per quindici anni la stampella di Berlusconi, dobbiamo ringraziare solo loro. Se ci fossimo stati noi, anche solo un mese a palazzo Chigi, oggi una legge sul conflitto di interesse ci sarebbe. Non aggiungo altro ma la lista è lunga. Detto questo noi puntiamo a cambiare completamente il sistema e il modo di fare politica, non solo le persone. Aggiungo per comprendere meglio questo punto la cronaca di un fatto raccontata da un amico Milanese via FB: “Ieri sera sono uscito ed un mio amico del PDL mi ha detto: -tutta colpa dei grillini che hanno tolto i voti alla Moratti.-  Mezz’ora dopo incontro uno del PD e mi dice: -tutta colpa vostra, Pisapia sarebbe passato al primo turno.- A quel punto gli ho dato il numero di telefono del mio amico del PDL e gli ho detto: -mettetevi d’accordo fra di voi, tanto lo fate sempre.-”

Guardare i prossimi due video (specie il secondo) per capire di più, tutorial accelerato per opinionisti negligenti.


Ps: Si scrive Emilia-Romagna ma si legge rinascita.
Stay tuned.

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