Una doverosa premessa a questo post: non ho alcun legame di parentela o amicizia con Paolo Menis del Movimento 5 Stelle, che ho incontrato per la prima volta in Piazza dell’unità d’ Italia un’ora prima che iniziasse lo spoglio delle schede elettorali. Menis, 38enne esperto web, ha portato a casa il 6,1% di preferenze nella città più nazionalista e forse anche più di destra d’ Italia.

I grillini di Trieste hanno saputo fare meglio dei colleghi di Milano (3,22%) e di Torino (5%) e sono stati superati solo dal successo a due cifre conquistato a Bologna. Eppure, nell’editoriale del blog di Beppe Grillo, non c’è alcuna traccia di Menis e dei suoi amici di movimento di Trieste. Peccato davvero. Perché secondo le logiche a cui si ispira il “Movimento 5 Stelle questi sconosciuti triestini sono un esempio.

Il motivo? Semplice: all’indomani del risultato. i big della politica triestina (bipartisan) alla domanda su chi fosse Menis rispondevano: “Non lo conosciamo”. Questo vuol dire che Paolo e gli iscritti al movimento non fanno parte di nessuna cricca. Che rappresentano autenticamente il nuovo che avanza, una ventata di aria fresca nella città della bora e che, soprattutto, c’è gente che ha creduto in loro e li ha votati. Rischiano di portare in consiglio comunale uno o forse due consiglieri, questi venuti quasi dal nulla e che solo a marzo hanno deciso di fare una lista. Hanno speso pochi euro di campagna elettorale e l’incontro con Beppe Grillo, a detta di tutti in città, è stato l’unico vero comizio di una campagna elettorale moscia (bipartisan).

Quindi, al caro Beppe Grillo (con il quale condivido l’amicizia con il simpatico Loris Tramontin), suggerisco di puntare su Paolo Menis e sul Movimento di Trieste. Perché se nella “dotta” Bologna il successo era del tutto probabile, lo era meno a Trieste dove spira bora, anche in primavera.