Margherita Hack senatore a vita sarebbe davvero una bella scelta. Da qualche settimana circolano voci insistenti che il presidente Napolitano avrebbe in animo di procedere alla nomina di alcuni senatori a vita. Un nome però ricorre con lugubre insistenza, quali che siano le previsioni per gli altri: Gianni Letta. Ora, l’articolo 59 della Costituzione dice bensì che “il presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini”, ma indica anche i criteri ai quali il presidente deve attenersi nella scelta: non cinque cittadini ad libitum, e meno che mai secondo convenienze politiche, ma solo tra quelli “che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. E allora, quali sarebbero gli altissimi meriti di Gianni Letta in uno degli ambiti così chiaramente circoscritti dalla Costituzione?

Poiché è evidente che arte, scienza e letteratura sono fuori discussione, resta il più generico ambito sociale, che per i Padri Costituenti aveva però un significato che richiamava l’articolo primo (Repubblica democratica fondata sul lavoro) e i vari articoli intesi a superare ogni forma di diseguaglianza. Un grande sindacalista, un grande “benefattore” come certi “preti di strada”, al limite un grande “padrone” con vocazione sociale come fu Adriano Olivetti. E soprattutto, se la Costituzione avesse inteso la possibilità della nomina di un politico, non avrebbe dettagliato su quattro categorie che hanno il sapore proprio di voler escludere i politici, i quali in Senato ci entrano per elezione e non per nomina presidenziale. Quell’articolo, insomma, voleva correggere la composizione elettorale con un innesto “aristocratico” di società civile, versione democratica della retorica sull’Italia di “poeti, santi e navigatori”. Ecco perché ogni cittadino farebbe bene a suggerire al capo dello Stato un nome: in fondo il presidente rappresenta l’unità della nazione, cioè tutti noi uniti dai valori della Costituzione nata dalla Resistenza.

Ecco perché al Salone del libro di Torino, alla presentazione di MicroMega (con Margherita Hack, Giancarlo Caselli, Marco Travaglio e Pierfranco Pellizzetti) ho proposto Margherita Hack come senatore a vita, e la gremitissima sala ha dato vita ad un applauso incontenibile e ad una standing ovation che non voleva più finire. Ecco perché ogni cittadino può firmare l’appello qui.