Nei paesi in via di sviluppo, anzi soprattutto in quelli senza alcuna speranza di sviluppo, la carica più ambita – dopo quella di presidente o di primo ministro (che di solito consente di rimpinguare alla svelta un congruo numero di conti cifrati in Svizzera) – è quella di direttore della Lotteria nazionale. Invece la carica di ministro delle Finanze non è troppo appetibile, perché, tanto per cominciare, si devono far pagare tasse e imposte (il che non rende in popolarità), ma soprattutto perché si è soggetti di continuo a richieste pressanti dagli altri ministri, dai propri sostenitori, dai gruppi di interesse, dai politici locali, dai ricchi che non si accontenatano e dai poveri che non si rassegnano.

Al contrario chi controlla le lotterie maneggia un fiume di soldi incanalati attraverso milioni di rivoli, quindi difficili da controllare, da verificare o da tracciare. Se pure si venisse a scoprire che qualche flusso ha un andamento carsico, chi sarebbe in grado di risalirne il corso? Del resto l’inchiesta di Report l’altra domenica ha dimostrato che anche in un paese in via di sottosviluppo è infinitamente meglio gestire i giochi d’azzardo (senza dover fare troppa fatica, senza essere mai individuati) e pagare a buon mercato i politici, piuttosto che fare il politico e sbattersi ad affrontare una marea di problemi.

A questo punto viene da chiedersi se Tremonti non mediti un cambio di carriera dopo i dati sul Pil diffusi venerdì. Germania e Francia sono in forte ripresa con una crescita rispettivamente dell’1,5% e dell’1% rispetto all’ultimo trimestre del 2010, con la Germania che ha riguadagnato il livello del Pil pre-crisi. Persino la Spagna con una disoccupazione record cresce di un discreto 0.3% e la Grecia nel bel mezzo di un disastro epocale sorprende (quelli che credono alle statistiche greche) con un colpo di reni da +0.8%. l’Italia invece è sull’orlo della recessione con una crescita (si fa per dire) dello 0.1%. Meglio solo del Portogallo che in piena crisi fiscale, ha visto il Pil contrarsi dello 0.7% (i propugnatori della decrescita stanno organizzando voli charter per Lisbona).

A Tremonti, contabile attento ai dettagli, non sarà sfuggito che a fronte di una crescita prossima allo zero, i gonzi in avanzato stato di sottoproletarizzazione si rifugiano nel surrogato di nirvana da Gratta e Vinci. Infatti i proventi dei giochi sono in pieno boom, con un’incremento di oltre il 20%. Il Lotto addirittura cresce quasi di due terzi (verrebbe da consigliare un terno secco sulla ruota di Napoli: 4, l’immondezzaio, 70, la munnezza e 79, o’ guapp, in arte Berlusca, o azzardare una quaterna se si aggiunge il 3, l’Unto).

Con l’economia mondiale in fase di sbadiglio, il secondo trimestre ed il resto dell’anno difficilmente saranno migliori. La Cina ha dato un colpo di freno al credito dopo due anni di fuochi d’artificio e negli Usa a giugno finirà la girandola di soldi messa in circolo con il QE, o “Quantitative Easing” (cioè la stampa di moneta per comprare titoli di stato).

Ma c’è il rischio che si imbocchi una china decisamente molto pericolosa. Infatti un sondaggio condotto da Bloomberg su un campione (non scientificamente selezionato e quindi non rappresentativo) di 1263 professionisti finanziari internazionali mostra che la maggior parte si aspetta che il mercato azionario e i titoli a reddito fisso oltreoceano dopo la fine del QE2 subiranno un declino. Ma la cosa peggiore è che l’85% di coloro che hanno risposto alle domande di Bloomberg si aspettano che la Grecia andrà in default e la maggior parte ritiene che Irlanda e Portogallo seguiranno lo stesso destino. La ristrutturazione di alcune centinaia di miliardi di debito sovrano avrà ripercussioni su migliaia di complesse operazioni finanziarie legate tra loro ed esporrà i mercati del credito ad uno shock della cui portata nessuno conosce i contorni. Le ipotesi variano da una robusta ricapitalizzazione delle banche più esposte ad un nuovo collasso nei mercati internazionali di intensità pari o maggiore a quello verificatosi dopo la caduta di Lehman Brothers.

Non è davvero facile fare il Tremonti: infatti a novembre 2009 sembrava che la recessione fosse finita, poi un anno dopo a gennaio 2011 ci si accorge che invece la crisi non è finita, e che come nei videogiochi arriva un mostro dopo l’altro (ipse dixit). Forse a questo punto sarebbe preferibile darsi alla vendita di effimere illusioni sotto forma di biglietti della lotteria che lottare vanamente per ritardare il crollo delle illusioni ventennali spacciate sui teleschermi dal suo padrone.