Sapete chi ha vinto l’Eurovision Song Contest, vale a dire il festival della canzone europea? Un paese asiatico, ovviamente, e più precisamente l’Azerbaijan. Stranezze di un carrozzone ultratrash che fa impazzire il continente e che finalmente ha imbarcato di nuovo l’Italia. Sì, perché quest’anno c’eravamo anche noi, con la Rai che ha deciso di rientrare nell’organizzazione di quello che una volta chiamavamo l’Eurofestival, 13 anni dopo la traumatica partecipazione dei Jalisse (piazzatisi addirittura al quarto posto). Visto che l’ultima presenza italiana era stata così scarsa, quest’anno abbiamo deciso di presentare una canzone raffinata (Follia d’amore di Raphael Gualazzi, trionfatore tra i giovani a Sanremo) per puntare alla qualità più che al risultato. Abbiamo fatto gli snob, convinti che ci saremmo piazzati a metà classifica, visto che il carrozzone ultratrash dell’Eurofestival premia canzoni appiattite al pop commerciale internazionale. E invece, sorpresa delle sorprese, Gualazzi è arrivato secondo, giusto dietro il duo azero.

Sulla vittoria del paese dell’Asia transcaucasica si sono scatenate polemiche feroci, a cominciare dal sito ufficiale della manifestazione. Centinaia di commenti velenosi e al limite del razzismo nei confronti di un trionfo per nulla annunciato e frutto, come ogni anno del resto, di scambi di voti tra paesi confinanti, di strane commistioni musicali e geopolitiche che trasformano puntualmente l’Eurovision Song Contest in una sorta di Risiko paillettato e kitsch. E allora il blocco ex sovietico si produce in un giro di valzer di votazioni di favore che ovviamente, visto che il voto della Georgia o dell’Armenia vale quanto quello di Italia o Germania, finisce per avvantaggiare i partecipanti di quell’area. La Grecia vota per Cipro, Cipro vota per la Grecia; il Portogallo vota per la Spagna, la Spagna vota per il Portogallo; la Slovenia per la Bosnia e la Bosnia per la Slovenia. E così via, ad libitum, a dimostrare che un buon vicinato vale più di qualsiasi talento musicale. L’Italia ha ricevuto il pieno di voti da San Marino e Albania, ovviamente, mentre i 12 punti di casa nostra sono andati a sorpresa alla Romania (non lo dite ai sindaci sceriffi della Lega, per carità!).

L’anno prossimo, dunque, l’Europa si sposta in Asia per celebrare la sua festa della musica. Sì, perché uno dei privilegi del paese che vince è quello di ospitare l’edizione successiva. Baku 2012, insomma, anche se su Facebook molti fan italiani hanno cominciato a gufare. C’è chi spera in un po’ di instabilità politica, chi nelle casse vuote degli organizzatori azeri. A dimostrazione, come dicevamo, che l’Eurovision Song Contest non c’entra davvero nulla con la musica, ma diventa un gioco geopolitico “de noantri” a uso e consumo delle masse nazionalpopolari d’Europa. E quindi capita anche di leggere un commento sorpreso e commosso di un fan macedone che ringrazia incredulo la Grecia per i 3 punti ottenuti (le relazioni tra i due paesi non sono affatto facili, visto che Atene non vuole mollare il brand “Macedonia” e Skopje è ancora costretta a usare la bizzarra denominazione ufficiale di Ex repubblica jugoslava di Macedonia). E due anni fa aveva destato sorpresa e scalpore lo scambio di voti altissimi tra Turchia e Armenia, due paesi che certo non vanno d’amore e d’accordo.

Tutto questo, e molto altro, è l’Eurovision Song Contest. Un carrozzone, tutto lustrini e paillettes, qualitativamente non certo degno della migliore tradizione musicale. Ma almeno è un happening continentale che tiene incollati alla tv milioni di persone e lo spettacolo è congegnato in maniera tale da far stare con il fiato sospeso in attesa di scoprire il vincitore. Snobismo di maniera a parte, il ritorno dell’Italia non è poi uno scandalo così grave. La Rai di soldi ne spreca tantissimi e nei modi peggiori. Qualche milioncino in più per regalarci una serata di svacco totale e di fuga dalla pesante quotidianità non sarà la fine del mondo. Appuntamento all’anno prossimo a Baku, allora. A meno che le gufate italiane non complichino l’organizzazione in terra azera. E a quel punto toccherebbe a noi. Non lo dite a voce alta, però. Qualche megalomane potrebbe proporre di organizzarlo a Lampedusa, magari nel Salone delle feste di un casinò nuovo di zecca…

di Domenico Naso