Gli inglesi che hanno nascosto miliardi di sterline in Svizzera pagheranno al fisco britannico il 50% sui redditi generati oltrefrontiera. A rivelarlo è il Financial Times che in un articolo, pubblicato ieri, parla di “accordo senza precedenti tra Svizzera e Gran Bretagna, che renderà legali i patrimoni non dichiarati”. Lo scudo fiscale all’inglese dovrebbe entrare in vigore nel corso del mese di maggio e dal quotidiano finanziario di Londra viene visto come una mezza sconfitta: “negli ultimi due anni i governi a livello internazionale hanno combattuto contro i paradisi fiscali per cancellare il segreto bancario e denunciare pubblicamente gli evasori. Ora la rotta è cambiata”. I paradisi fiscali restano al loro posto, ma almeno si cerca di limitare i loro danni, portando a casa il massimo possibile dagli evasori.

Grazie all’accordo con le autorità svizzere il governo inglese dovrebbe riuscire a recuperare 3 miliardi di sterline (3,3 miliardi di euro): oltre alla tassazione al 50% dei redditi generati sui conti svizzeri, sarà applicata anche una sanzione una tantum per recuperare tutte le tasse non pagate in passato. Un trattamento ben diverso rispetto a quello riservato dal ministro Tremonti agli evasori italiani che, a partire dal luglio del 2009, hanno rimpatriato 104,5 miliardi di euro pagando una misera aliquota del 5%, senza l’applicazione di alcuna penale o sanzione. Alle casse del Tesoro lo scudo ha fruttato 5,6 miliardi di entrate. Se si fosse seguita la strada inglese, avremmo forse potuto portare a casa molto di più, grazie alle tasse sui capitali esportati all’estero. Utopia irrealizzabile? Considerando quello che si preparano a fare gli inglesi sembra proprio di no. Grazie all’accordo, le autorità di Berna tasseranno i patrimoni britannici in Svizzera per conto del governo inglese. I ricavi saranno poi trasferiti a Londra, mentre i nomi degli evasori continueranno a rimanere segreti. “La mossa del governo inglese sarà considerata controversa da molti perché finirà per trattare meglio gli evasori offshore rispetto ai cittadini onesti che pagano le tasse in patria”, scrive il Financial Times. “Ma sarà salutata con favore da alcuni settori della società, perché è un’azione pragmatica per recuperare entrate fiscali da investitori che, molto probabilmente, non sarebbero mai stati toccati”.

Le trattative tra Gran Bretagna e Svizzera dovrebbero arrivare alla fase conclusiva entro la fine della settimana. In cambio della tassazione degli asset inglesi, la Svizzera chiede di migliorare l’accesso al mercato britannico da parte delle banche private elvetiche che non hanno una filiale in Inghilterra. Un accordo simile starebbe per essere siglato anche tra Svizzera e Germania. “La disponibilità della Svizzera a negoziare in trattative di questo tipo sarebbe stata impensabile fino due o tre anni fa”, ha dichiarato al Financial Times Andrew Watt, direttore dello studio di consulenza Alvarez & Marsal. “Anche se a molti può sembrare inadeguato, anche se è solo un piccolo spiraglio di luce, rimane un risultato sorprendente”.

In base a quanto riporta il Financial Times, alcuni investitori britannici si preparerebbero a spostare i loro capitali dalla Svizzera ad altri centri finanziari, come Singapore, Hong Kong, Dubai e gli Stati Uniti. Gli italiani, invece, starebbero ricominciando a esportare in massa i propri capitali nelle banche del Ticino. In attesa del prossimo scudo.

(articolo aggiornato alle 20.30 del 4 maggio 2011)