E’ noto come il nostro Paese risulta uno di quelli dove si consumano più omicidi bianchi, cioè morti sul lavoro, fra quelli più economicamente sviluppati. E’ altresì noto come il presente governo si sia adoperato per attenuare le sanzioni in cui possono incorrere quegli imprenditori che, con il loro atteggiamento irresponsabile volto esclusivamente al conseguimento di maggiori profitti, a scapito della salute fisica e mentale delle lavoratrici e dei lavoratori, concorrono fattivamente a creare le condizioni di tali omicidi bianchi (cfr. ad esempio la lettera di Marco Bazzoni al direttore di Avvenire).

Tanto più importante appare la sentenza con la quale il Tribunale di Torino ha condannato l’amministratore della multinazionale tedesca Thyssen-Krupp, già tristemente famosa per essere stata a suo tempo fra le massime sostenitrici della resistibile ascesa di Adolf Hitler al potere, a ben sedici anni e mezzo di carcere per omicidio volontario per la morte di sette operai bruciati vivi nello stabilimento torinese. Una sentenza scampata al tentativo di distruggere la giustizia nel nostro Paese che il suddetto governo sta portando avanti tramite la legge sul cosiddetto processo breve ed altri marchingegni.

La condanna è importante perché ha accolto due fondamentali principi giuridici abbastanza innovativi in materia:
1. Accertamento del dolo eventuale dell’amministratore per accettazione consapevole del rischio;
2. riconoscimento del danno a tutti i lavoratori che hanno prestato la loro attività nelle rischiose condizioni determinate dal comportamento dell’azienda.

I Giuristi democratici esprimono la loro soddisfazione per questa sentenza e restano attivi per la difesa dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sia a livello nazionale che internazionale. A tale secondo livello opera, con la partecipazione dell’Associazione internazionale dei giuristi democratici, l’International Commission for Labour Rights, che ha già svolto interventi in Messico, Stati Uniti, Colombia, Bangladesh e altrove, e che sarebbe anche il caso di far intervenire in Italia.

L’affermazione e la difesa dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, prima di tutto quello alla vita e all’integrità fisica è l’unica strada per contrastare la folle corsa alla concorrenza fra imprese che si traduce in una diminuzione della sicurezza e della qualità della vita per tutti. Oggi
più che mai è importante che tale difesa sia attuata in modo omogeneo a livello internazionale per impedire alle aziende di aggirare i divieti tramite la delocalizzazione.

Per fortuna in Italia, nonostante i desideri di mr. Bunga Bunga, c’è ancora una magistratura indipendente capace di far valere questi diritti e di punire severamente chi li viola.