L’idea m’è venuta leggendo Il grande disegno, l’ultimo libro di Stephen Hawking. L’astrofisico inglese paragona il progetto della cosiddetta equazione di Dio (una teoria capace di spiegare tutto) all’impossibilità di raffigurare la superficie terrestre su un’unica carta geografica. Prendete la proiezione di Mercatore, quella, per intenderci, che troviamo appesa nelle aule delle scuole medie. Là sopra il mondo è assai diverso dalla realtà: le regioni del nord del pianeta appaiono enormi, l’Africa sembra molto più piccola di quel che è, e i poli non sono punti ma due lunghe linee rette. In quella carta non vediamo il mondo, ma la sua immagine deformata, come riflessa in uno di quegli orribili specchi da luna park. Il problema è che il mondo è ricurvo su se stesso e ha un davanti e un di dietro. Per averne una visione d’insieme – e cogliere tutto con un solo sguardo – devi per forza di cose deformarlo.

Così, mentre leggevo, ho pensato: e se fosse proprio quello che abbiamo fatto nostro malgrado negli ultimi vent’anni? Se ci fossimo ostinati a tentare di raffigurare qualcosa di storto e ricurvo su di un piano puramente lineare? In fin dei conti, Berlusconi non dice puntualmente che le sue parole vengono distorte da giornalisti e osservatori? Se così fosse, rinunciando a una proiezione ortogonale, smettendo di linearizzare quel che è per sua natura contorto, potremmo forse farci un’idea più ragionevole di quanto ci succede attorno.

Ho voluto subito fare una prova. Ho aperto il giornale e ho letto: “Ruby? La pagavo perché non si prostituisse”, e appresso: “Ho voluto evitare un incidente diplomatico”. Quindi per lui la nipote di Mubarak si prostituiva, ho pensato. No!, mi sono subito corretto. Stai di nuovo cercando una visione d’insieme! Accidenti, ho dovuto ammettere. È la forza dell’abitudine.

Non mi sono lasciato intimidire dal primo fallimento e ho proseguito: “In un paese civile le intercettazioni non possono essere portate a processo perché manipolabili e poi quando si parla al telefono sul far della notte si è più in una zona onirica che nella zona della realtà”, ma mentre leggevo mi chiedevo: sta davvero dicendo che non sono valide perché era tardi? Propone le intercettazioni a disco orarioSmettila!, mi sono rimproverato. Stai di nuovo proiettando, stai deformando tutto come quel comunista di Mercatore! Porcamiseriaccia, era vero, stavo linearizzando, stavo facendo di tutto per trovare un senso logico a quel che dice il nostro presidente del Consiglio. Ma sono parole contorte!, mi sono detto mentre una palpebra cominciava a pulsarmi vistosamente. A volerle raddrizzare, le si distorce per definizione!

Come darmi torto… Ma sì, dai. Non voglio dargli soddisfazione. Meglio lasciarle così, quelle parole, come sono. Meglio prenderle a una a una, separatamente, senza approfondirle, senza pretendere una visione d’insieme né badare alla funzione di chi le pronuncia o al contesto generale: come fanno quasi tutti quelli che non hanno voglia di farsi venire un tic o un’ulcera peptica.

Mi sono detto così. Poi mi sono appoggiato due dita sulla palpebra e sono andato a prendermi un Maalox.