Una spia, anzi, il capo delle spie di Gheddafi, non può che portare con sé misteri a ripetizione. Da quando Moussa Koussa, fino a ieri ministro degli Esteri libico, e già capo dei servizi segreti del Colonnello, nel tardo pomeriggio di mercoledì 30 è sbarcato a sorpresa con un aereo evidentemente non di linea, nel piccolo aeroporto inglese di Farnborough, tutti si fanno una sola domanda: è venuto per collaborare con le autorità britanniche e le forze dell’alleanza pro-ribelli? È venuto per trattare la sua salvezza personale o magari persino quella del leader libico? Di sua spontanea volontà, voltando le spalle a Gheddafi, come ha affermato un comunicato ufficiale del Foreign Office, o piuttosto in “missione diplomatica”, come aveva sostenuto Londra in un primissimo momento?

Nessuno, forse neppure i diretti interessati, possono al momento dare una risposta definitiva. L’unica cosa che si può fare, è sbirciare nella biografia di Moussa Koussa, cercando di capire che tipo di uomo è.

Nominato agli Esteri nel 2009, dal 1994 al 2009 è capo dei servizi segreti. Gli esponenti dell’opposizione libica lo considerano il braccio destro di Gheddafi. Prima di allora, aveva già comunque fatto molto parlare di sé. Nominato ambasciatore nel Regno Unito – era il 1980 -, Koussa viene espulso immediatamente dopo aver rilasciato un’intervista al Times in cui annunciava l’uccisione di due dissidenti libici residenti a Londra. Quando otto anni più tardi un aereo Pan Am con 270 passeggeri a bordo esplode sopra i cieli della cittadina scozzese di Lockerbie, Koussa è indicato da fonti di intelligence come uno degli architetti dell’attentato. Quando poi l’attentatore, il libico al-Megrahi viene rilasciato per presunte ragioni di salute, sollevando un caso diplomatico che coinvolge il governo di Edimburgo, quello di Londra e gli Stati Uniti – a dir poco non entusiasti della notizia – Moussa è di nuovo lì, a giocare un ruolo di primo piano, seppur dietro le quinte. Nessuno stupore, quindi, che il Foreign Office si sia affrettato a precisare tanto che non offrirà nessuna immunità diplomatica all’ex ministro degli Esteri. Che tra l’altro che verrà interrogato dalla magistratura scozzese in merito ai tanti lati ancora oscuri del caso Lockerbie.

Le fonti di stampa, compresa Al Jazeera sono concordi nel parlare di una defezione dell’ex ministro, descritto come già da tempo in rotta di collisione con il Colonnello, e in diretto contatto con il ministro degli Esteri britannico William Hague. Il Guardian ricorda tuttavia come fino a non troppo tempo fa, egli rappresentava la voce fedele del regime, che accusava i ribelli di essere al soldo di Al Qaeda e la comunità internazionale di voler dividere la Libia per impadronirsi del suo petrolio. Conversione repentina la sua, da ex fedelissimo a nuovo grande accusatore delle atrocità del Raìs – di cui ovviamente è stato corresponsabile in pieno?

Le risposte vere ai tanti interrogativi sollevati in queste ore arriveranno presumibilmente soltanto a guerra finita, e chissà precisamente quando e come. Su Koussa, però, sarà bene fin da ora avanzare un caveat basato sul buon senso e sui fatti che riguardano il suo passato: da un uomo così è lecito aspettarsi di tutto. Doppio gioco compreso.