In questi anni il ministro Maroni, con il suo cipiglio autoritario ed efficientista, ci è stato descritto come un politico capace e di buon senso, persino moderato. Opinione diffusa anche nella stampa progressista. Una bolla che si sta progressivamente sgonfiando. Dopo aver paventato “esodi biblici” dal sud del Mediterraneo ed aver fatto dichiarare sin dallo scorso 12 febbraio lo stato di emergenza umanitaria, Maroni e il Governo non riescono a gestire neanche un flusso di 22 mila persone, mentre Tunisia ed Egitto danno accoglienza rispettivamente a 200 mila e 160 mila fuggitivi dalla Libia.

A venire fuori, una ad una, sono le balle di Maroni. Quella sui rimpatri di massa, che non saranno possibili (a proposito, ma come si può affidare la mediazione con il governo tunisino a un finanziere, l’amico e socio di Berlusconi Tarak Ben Ammar?). Quella sulla distinzione tra profughi e clandestini, inutili e dannosa visto che gli immigrati irregolari rimarranno in Italia. Quella sulle tendopoli, che saranno in realtà dei Centri di identificazione ed espulsione temporanei.

Facciamo un passo indietro: la principale causa dell’incapacità del Governo di gestire gli arrivi dal Maghreb sono la legge Bossi-Fini e il reato di immigrazione clandestina. Queste norme infatti costringono a trattare gli immigrati irregolari come dei criminali pericolosi da recludere e tenere sotto controllo, nei famigerati Cie. La differenza tra profughi e clandestini è tutta qui: i richiedenti asilo stanno in centri di accoglienza appositi (i Cara) da cui sono liberi di uscire, gli irregolari invece devono essere reclusi nei Cei.

Questa è la ragione per cui a Lampedusa si è determinato un sovraffollamento inumano: il governo ha scelto di ammassare gli immigrati nell’isola perché da lì non potevano fuggire, vincolando il loro trasferimento sulla terraferma alla disponibilità di strutture di detenzione che non esistevano ancora. Il Piano d’emergenza per accogliere i rifugiati politici, con gli appelli alle Regioni per dare solidarietà, in realtà era una copertura per preparare l’arrivo delle decine di tendopoli che devono fungere da Cie temporanei.

E qui nasce il problema: come farà il Ministero dell’Interno a organizzare in pochi giorni carceri a cielo aperto per 20 mila persone quando oggi riesce a gestire nei tredici Cie ufficiali solo 1920 persone? Dove troverà denaro e forze di polizia sufficienti per trattenimenti che potranno arrivare sino a 180 giorni? Cosa accadrà nelle tendopoli sotto il sole di agosto? I Cie già esistenti – tutti in muratura e in alcuni casi costruiti di recente – sono delle realtà che di umano hanno ben poco: nel dicembre del 2009 insieme a Rita Bernardini organizzammo una ispezione di massa in tutti i Cie italiani e constatammo che di vere e proprie carceri si tratta, dove manca l’assistenza legale, i mediatori culturali, gli psicologi, le attività di lavoro e ricreative.

Ora Maroni vuole moltiplicare quei nonluoghi con tendopoli recintate e guardate a vista da centinaia di poliziotti armati. Una follia che probabilmente non è neanche in grado di realizzare. La verità è che, nonostante il tentativo del Presidente del Consiglio di tranquillizzare con il consueto “ghe pensi mi”, è evidente che il Governo non potrà  gestire i flussi dal sud del Mediterraneo proseguendo con la sua logica detentiva. Ancora una volta aver scelto il modello emergenziale al fine di garantirsi deroghe a leggi e regolamenti, non è servito a nulla, anzi. Al prefetto Caruso, nominato Commissario straordinario, mi sento di suggerire di stare attento a cosa gli accade intorno: non mi sorprenderei se, come già accaduto con il terremoto dell’Aquila, la gestione d’emergenza spieghi tutto il suo potenziale criminogeno, con i milioni di euro che gireranno intorno all’apparato voluto dal Viminale.

Intanto Maroni chiede aiuto all’Europa, di cui però non rispetta le leggi. Una soluzione infatti ci sarebbe, per uscire dalla logica detentiva, e la fornisce proprio la Direttiva europea sui rimpatri, la quale esclude che l’immigrato irregolare debba essere immediatamente recluso e prevede invece un processo graduale volto a favorire il rimpatrio volontario. Questa direttiva doveva essere recepita dall’Italia entro il 24 dicembre 2010, e avrebbe avuto pure il merito di eliminare, insieme al reato di immigrazione clandestina, i 22 mila processi che ora la Procura di Agrigento sarà costretta ad avviare contro chi è sbarcato in questi giorni. Maroni, manco a dirlo, non solo ha impedito il recepimento della direttiva, ma a gennaio aveva promesso un decreto legge per “disinnescarla”. Mai arrivato, ovviamente.

La Camera dei deputati dovrà votare nei prossimi giorni la legge comunitaria, e per l’occasione i deputati Radicali hanno presentato emendamenti per far recepire la direttiva rimpatri. Ci pensino i parlamentari, quelli di opposizione ad essere presenti, e quelli di maggioranza se gli conviene perdere l’unica occasione che consentirebbe di gestire l’accoglienza anche da strutture civili e non solo da quelle di Polizia.