La notizia di oggi è che il nocciolo di uno dei reattori della centrale giapponese lesionata dal terremoto di due settimane fa sta fondendo. Il politichese parla di “forse” e di “parzialmente”, ma il senso della notizia, confermato dai livelli record di radioattività nelle zone circostanti l’impianto, è tragicamente quello.

Giuliano Ferrara è furbo e perfido. Quando ha avuto sentore che il peggio a Fukushima fosse passato, ha tentato il colpo gobbo: con un simile cataclisma, se per caso il peggio venisse evitato, sarebbe la prova finale che il nucleare si può fare. Questo il senso del suo tentativo di sortita dall’assedio degli antinuclearisti. Purtroppo la fretta e l’ignoranza in materia nucleare, da un lato, e il suo proverbiale e macabro gusto dell’azzardo, dall’altro, lo hanno fregato. Ci aspettiamo tutti (invano) il suo mea culpa, la sua marcia indietro. Sarebbe doveroso che ora, per converso, ammettesse, anzi, sostesse con forza, che dato che il peggio non è stato evitato, il nucleare va considerato pericoloso ed evitabile. Ma se anche questo avvenisse, il giudizio verso il suo subdolo tentativo non cambierebbe.

Un intellettuale, quando parla e scrive, ha una grande responsabilità. In ascolto, oltre a molte persone preparate che sanno valutare criticamente le sue parole, ci sono milioni di persone che, al contrario, formeranno la loro opinione anche in base alle sue argomentazioni, ai suoi ragionamenti. Difendere il programma nucleare con un’affermazione così tendenziosa, così sottilmente manipolatoria, facendo forza sulla distanza tra noi e il Giappone, sulla sostanziale invisibilità dell’effetto delle radiazioni e sul lungo termine delle loro conseguenze, è un comportamento intellettualmente grave. Scongiurare la peggiore delle ipotesi  dopo un evento così tragico non può essere l’asticella, non può diventare il confine del giudizio. Solo un manipolatore può tentare di coercire le coscienze a prezzo così alto. Solo una visione sostanzialmente irresponsabile può consentire un approccio così. Sfiorare una tragedia non riduce la gravità dell’evento che l’ha quasi prodotta. Il nucleare non è inaccettabile perché un guasto a una centrale produce morte e non diventa accettabile se le morti sono inferiori, se il guasto è meno irreversibile.

La storia, la cronaca di queste ore, per soprammercato, danno torto a Ferrara e al suo tentativo, sottile come i suoi occhi sornioni. Al più cattivo dei nostri intellettuali stavolta è andata male. Per fortuna. Anzi, purtroppo…