Il nome della nuova operazione militare alleata in Libia suscita seri dubbi sulla cultura generale dei nostri generali e impone un ripensamento della ratio che ispira la strategia mediatica occidentale. La guerra si vince anche con le parole.

Nel 1990 in Iraq si è passati in un battibaleno dal Desert Shield al Deserto Storm. Nomi forti, Scudo e Tempesta per gli americani. Peccato che i francesi la chiamassero Opération Daguet, che vuol dire Cerbiatto.Quasi era meglio Opération Bambi.

Per i canadesi invece era Friction, che assomiglia a un prurito. Gli inglesi, più solenni, la chiamavano Granby, in omaggio a un generale settecentesco. Per noi italiani invece era il criptico Operazione Locusta, forse un omaggio al film. O un capriccio da entomologi.

Venne poi l’Operation Desert Farewell, un addio coerente dopo tanta sabbia e lì si richiuse il deserto. L’Enduring Freedom è già più esistenziale: ma che non voglia dire Libertà Sopportabile?

Con Odissea all’alba si apre lo sconfinato campo della mitologia. Chi è l’Ulisse della storia? Mica Gheddafi! Sennò noi siamo i Proci. Forse è in uno di quei barconi che vaga per il Mediterraneo che si cela il moderno Odisseo?

Gira e rigira finisce sempre a Lampedusa. Non è l’isola dei Ciclopi, ma è il paese del Nano. Durerà dieci anni il conflitto? E dov’è finita l’Iliade? Di solito si comincia da quella. Ci vedo spazio per un Achilles Shield e un Hector Storm. E per quando Tripoli brucerà, suggerisco un’Eneide al tramonto.

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