Fine delle trasmissioni. L’umanitario La Russa ha decretato che “non si può seguire la guerra minuto per minuto”…quindi buonanotte ai suonatori… non sapremo mai, per la nostra tranquillità, quante vittime civili ci saranno nei prossimi giorni in Libia. Il regime strillerà che ci sono morti, magari anche donne e bambini, ma si sa, Gheddafi è un beduino bugiardo… e si avvale di scudi umani… ci dispiace, ma la guerra umanitaria deve andare avanti fino all’eliminazione del pazzo di Tripoli, vero scopo dell’intervento in corso, anche se non espressamente contemplato dalla risoluzione n. 1973, ma un’interpretazione estensiva è sempre possibile, per proteggere i civili, in fondo, è lecito ammazzare chi li ammazza, o no? I ripensamenti di Lega Araba, Cina, Russia, Germania, ecc. sono tardivi. Che autorità morale hanno, di fronte alla Francia e agli Stati Uniti che, come è noto, i civili non li hanno mai uccisi?

E tacciano anche i ridicoli pacifisti a senso unico, come Gino Strada, che insistono a sostenere che un’altra strada era possibile, basata su di un ruolo effettivamente autorevole delle Nazioni Unite, volto a una soluzione pacifica e negoziata. Con i pazzi non si tratta. Meglio l’ingerenza selettiva. Diciassette morti solo stanotte a Gaza. Eppure lì non ci si sogna, non dico di imporre una no-fly zone, ma neanche di fermare il traffico di armi e il sostegno politico agli insediamenti dei coloni israeliani in Palestina. Per non parlare del Bahrein, dello Yemen…

Inutile soffermarsi su di un’analisi della situazione politica, sull’intreccio complesso fra le varie motivazioni della situazione attuale: la crisi di un regime autoritario, ma anche i contrasti tribali, le problematiche locali, la volontà secessionista di una parte del ceto dominante libico, le ingerenze delle compagnie petrolifere e degli Stati che ne sostengono gli appetiti. Dice il vescovo di Tripoli che poteva esserci l’Italia. Poteva esserci l’Unione africana, potevano esserci anche persone del mondo arabo, per cercare di calmare e soprattutto di capire che cosa stava succedendo nella società libica”.

Fuori tempo massimo. Gli eroi dei nostri tempi non sono coloro che cercano di capire, i legulei un po’ assurdi che parlano di diritto di autodeterminazione dei popoli senza ingerenze di potenze straniere, i pacifisti ottusi e a senso unico. Gli eroi dei nostri tempi, i veri simboli dell’umanità nella fase terminale della sua esistenza, sono i militari umanitari che invece di vuote chiacchiere fanno i fatti, uccidono i cattivi e salvano i buoni. Se tutto va bene, fra qualche giorno e qualche migliaio di morti in più, non ci sarà più a Tripoli un dittatore pazzo e sanguinario, con i capelli tinti per di più, ma un governante più saggio, magari più ligio ai voleri delle multinazionali, e la Total al posto dell’Eni. Se invece non va bene, ci aspetta un’altra guerra lunga e sanguinosa, un Iraq o Afghanistan alle porte di casa, ma si sa, bisogna pur pagare un prezzo per la civiltà.

Chi lo pensa si affidi ai bombardamenti umanitari e accenda un cero a san Sarko.

Chi questo prezzo non è disposto a pagarlo dica forte che si dissocia da questa guerra, che l’Italia deve starne in ogni caso al di fuori perché è in evidente contrasto con l’art. 11 della nostra Costituzione, che i bombardamenti devono cessare e che la comunità internazionale deve tentare la soluzione politica del conflitto. Siamo o no in democrazia? E allora perché non dare al popolo la possibilità di informarsi e di esprimersi, sulle centrali nucleari come sulla guerra?