Ultimamente, grazie al mio spettacolo satirico (Magic Italy), mi ritrovo a viaggiare spesso. E visto che resto fuori massimo tre giorni (e quindi due notti), porto con me un piccolo trolley. Lo stesso trolley che utilizzo da un paio d’anni. Da quando sono in possesso di quest’accessorio non ho mai avuto nessun problema. Il 16 marzo parto da Palermo, con la Wind Jet, per fare uno spettacolo a Genzano di Roma la sera stessa. Riparto il giorno dopo dall’aeroporto Leonardo Da Vinci (Fiumicino), sempre con lo stesso trolley e, dopo aver atteso il mio turno al desk 220 per il check-in, si avvicina il capoturno check-in (presumo fosse questa la sua mansione) che mi chiede se il mio trolley è un bagaglio a mano. Alla mia risposta affermativa, mi invita ad infilare il bagaglio nell’apposito telaio metallico che serve a misurare i bagagli.

Faccio notare che, ogni volta che ho viaggiato, il mio trolley è sempre stato fatto passare come bagaglio a mano. E non si potrebbe nemmeno pensare che (come al solito) a Palermo “si fa passare sempre tutto”, perché lo stesso trolley è tornato da altri aeroporti (ovviamente).  Quindi, mettendo il bagaglio nel telaio, mi accorgo che entra perfettamente per quel che riguarda la profondità e la larghezza. Ma per meno di mezza rotella, in lunghezza, il trolley non entra. Il capoturno, a questo punto, mi invita ad imbarcare il trolley in stiva. La cosa mi urta un pochino perché, con me, non ho nessun lucchetto per chiudere il trolley e gli chiedo un po’ di buon senso perché, in fondo, si tratta di meno di mezza rotella. Alla mia richiesta, la risposta (accompagnata da un sorriso beffardo) è stata: “Se ce la fa a farlo entrare, glielo faccio portare in cabina”.

Inutile dirvi che questo atteggiamento indisponente stava per farmi perdere il buon umore (per non dire altro) e quindi, dopo aver mandato a quel paese il capoturno prendo il trolley e lo “impacchetto” con quella pellicola protettiva in resina di plastica che assicura il bagaglio in caso di smarrimento o danneggiamento. Costo dell’operazione: 9 euro.

Ritorno al desk 220 e il capoturno è ancora lì, un po’ risentito con me, visto che poco prima l’avevo mandato a quel paese. Alle sue parole “Il signore vuole la polemica”, io mi giro e gli dico: “Stai zitto, Scilipoti!”. Non so come mi sia uscito fuori, forse per la somiglianza. E alla sua replica aggiungo anche “imbecille”. Conosco bene la tipologia di persone come quel capoturno. È il classico atteggiamento di chi non comanda nemmeno a casa propria e, appena si ritrova un minimo di potere tra le mani, lo applica nelle forme più bieche. Il gentilissimo impiegato del desk mi invita a pagare per il bagaglio da mettere in stiva. La cassa si trova quasi dall’altra parte del terminal. Vado e pago. Costo dell’operazione: 18 euro di cui 8 euro di franchigia da pagare a Wind Jet e 10 euro per chissà quale fantomatico servizio (sullo scontrino, infatti, c’è scritto solo “SERV. VEND. NAZ.”).

Torno al desk 220 dove non trovo più il capoturno scilipotico e parlando con il gentilissimo impiegato, alla mia richiesta di applicare un po’ di buon senso, l’impiegata del desk accanto, mi dice che ricevono “tantissimi fax da parte di Wind Jet proprio per casi come questo della mezza rotella”. “Imbecilli loro e imbecilli voi che non dite nulla alla Wind Jet” è stata la mia replica. E sapete cosa mi ha detto l’impiegata? “Eh…ma io non posso dire nulla, ho un figlio piccolo…”. Ma complimenti! Che bel messaggio per i propri figli! Un’impiegata con un contratto a tempo indeterminato che ha paura di parlare di buon senso per paura di essere licenziata. Me ne vado dicendo all’impiegata: “Se questo Paese va male è anche per gente come lei e il suo capoturno”. Torno a Palermo e la prima cosa che faccio è misurare il mio trolley. Ben due centimetri in meno rispetto ai classici 115 obbligatori per i bagagli a mano. Risultato finale? Un capoturno mezzo mafioso e un’impiegata mezza omertosa e 27 euro in meno che non avrei dovuto pagare per niente. Dite che esagero con le parole? Io sono d’accordo con quello che sostiene Diego Gambetta sulla mafia.

di Tony Troja