L’art. 5 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1793 afferma quanto segue: “Quando il governo viola i diritti del popolo, l’insurrezione è, per il popolo e per ciascuna porzione di esso, il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri”. Anche l’art. 7, comma 3, della Costituzione portoghese del 1976 riconosce il diritto dei popoli all’autodeterminazione e all’indipendenza e allo sviluppo, nonché quello all’insurrezione contro ogni forma di oppressione.

Nei patti internazionali sui diritti umani non si parla di insurrezione, ma di autodeterminazione, infatti ai sensi dell’art. 1 comune ai due Patti (quello sui diritti civili e politici e quello sui diritti sociali, economici e culturali), primo comma, si afferma che tutti i popoli hanno diritto a disporre di sé stessi e che in virtù di tale diritto essi determinano liberamente il proprio sviluppo economico, sociale e culturale. Il diritto internazionale generale, dal canto suo, non è contrario alle rivoluzioni, sempre che i nuovi ordinamenti siano contraddistinti dal requisito dell’effettività.

Anche al di là di queste ed altre codificazioni esplicite, occorre ritenere  che il diritto all’insurrezione costituisca espressione di un principio generale del diritto. Esso veglia al rispetto degli ordinamenti costituzionali che a loro volta affermano e custodiscono i diritti del popolo. Per fare un esempio, il diritto al lavoro è affermato in termini categorici dall’art. 4 della Costituzione italiana, secondo il quale la Repubblica riconosce il diritto dei cittadini al lavoro e promuove le condizioni affinché tale diritto sia reso effettivo. Che fare, se il diritto invece non viene reso effettivo, come accade nell’Italia di oggi?

L’alternativa è , in alcuni casi, fra il suicidio e l’insurrezione. La recente esperienza della rivoluzione tunisina lo ha dimostrato in modo lampante. Dal suicidio del giovane Bouazizi, che si è dato fuoco perché gli impedivano di vendere la frutta e la verdura su una bancarella, è scoccata la scintilla che ha dato fuoco al Paese e a tutto il mondo arabo.

Ieri sera il ministro Tremonti osservava acutamente in televisione che le rivolte sono destinate ad estendersi, dai Paesi arabi, in quelli africani e in quelli asiatici, perché la gente non ha più i soldi per comprare gli alimenti essenziali.

Mi sembra una profezia condivisibile. Ma che sistema è questo che non permette la soddisfazione neanche dei diritti più essenziali alla vita? Sicuramente è il caso di cambiarlo. E l’insurrezione, resta, ovunque, uno strumento legittimo per farlo, sempre che sia possibile constatare che il governo viola i diritti del popolo.