Forse si è fatta un po’ di confusione e nel clima, come si dice, concitato, di queste settimane, il Governo, sentendosi in dovere di prendere provvedimenti drastici per ridurre la dipendenza del nostro paese dai paesi produttori di petrolio, sta pensando bene di dare una mano al nucleare. Solo che, per usare una metafora forbita, la sta facendo fuori dal vaso. Sì perché per dare una mano al nucleare finiscono per affossare il fotovoltaico. La faccio breve, anche perché non c’è molto da aggiungere, ma solo da sperare in una smentita, in un nulla di fatto, in un cambio di rotta. E soprattutto c’è da mobilitarsi e diffondere l’informazione.

Di cosa parliamo? Del fatto che nella bozza del decreto legislativo per il recepimento della direttiva rinnovabili 2009/28/CE c’è un comma che dice così: “A decorrere dal 1 gennaio 2014 viene abrogato il conto energia. Nel caso di raggiungimento anticipato dell’obiettivo specifico per il solare fotovoltaico, fissato a 8.000 Mw per il 2020 è sospesa l’assegnazione di incentivi per ulteriori produzioni da solare fotovoltaico fino alla determinazione, con decreto del ministro dello Sviluppo economico, da adottare di concerto con il ministro dell’Ambiente e della tutela del mare, sentita la Conferenza unificata, di nuovi obiettivi programmatici e delle modalità di perseguimento”

Cosa significa questo? Basta fare un giro veloce sulle pagine web degli addetti ai lavori: significa che già quest’estate potrebbe arrivare lo stop agli incentivi previsti per chi si mette un impianto fotovoltaico sul tetto di casa, perché gli 8.000 Mw  è pressoché certo che nel giro di pochi mesi verranno raggiunti. E quindi? Quindi, come corollario, migliaia di lavoratori e di imprese operanti nel settore delle energie rinnovabili rischiano di rimanere a piedi.

Un altro passo avanti del Governo del fare.

(Noialtri che siamo degli scansafatiche, invece, possiamo almeno scrivere: in rete gira una lettera da mandare al Governo; penso valga la pena dedicare due minuti a sottoscriverla e spedirla. Qui, invece, la petizione.)