Durante la trasmissione L’ultima parola, condotta da Paragone sulla seconda rete Rai venerdì 25 febbraio scorso, il ministro Romani, quello dello Sviluppo economico, ha negato la mia affermazione secondo cui l’Italia ha venduto armi – e molte – al regime libico.


Ecco le cifre (fonte: www.archiviodisarmo.it) che dimostrano come un ministro della Repubblica può spudoratamente mentire in una trasmissione della Tv pubblica: “In base ai rapporti del presidente del Consiglio dei Ministri sui lineamenti di politica del Governo in materia di esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, il valore delle esportazioni di armi italiane alla Libia è in costante crescita a partire dal 2006 (…) Le autorizzazioni alle esportazioni italiane in Libia per il 2009 sono state pari a circa 111,8 milioni di euro, in aumento rispetto ai 93 milioni circa del 2008 (in particolare bombe, siluri, razzi, aeromobili e apparecchiature elettroniche)”.

Dati analitici (solo un piccolo campionario):
1. La Agusta Westlands (Gruppo Finmeccanica) ha venduto, tra il 2006 e il 2009, 10 elicotteri AW109E Power per un valore di circa 80 milioni di euro.
2. La Alenia Aeronautica (Gruppo Finmeccanica) ha un accordo con la Libia per fornitura di un ATR-42MP Surveyor, adibito al pattugliamento marittimo. Contratto per 31 milioni di euro, che include addestramento piloti, supporto logistico, parti di ricambio
3. La Itas srl, di La Spezia controlla il servizio tecnico e la manutenzione dei missili (a lunga gittata antinave) Otomat acquistati a partire dagli anni ’70 dal governo libico.
4. La Finmeccanica ha stipulato accordi con società libiche: nel 2009 ha firmato un Memorandum of Understanding per la promozione di attività di cooperazione strategica con la Lia (Libyan Investment Authority) e con la Lap (Libya Africa Investment Portfolio).

Alla luce di queste sintetiche informazioni il ministro Romani dovrebbe dare spiegazioni al pubblico italiano per l’improntitudine con cui ha nascosto informazioni essenziali, non senza aver cercato di intimidirmi gridando che in Libia vedono la televisione italiana e le mie affermazioni avrebbero potuto nuocere ai nostri connazionali laggiù. Ovvio che chi nuoce all’Italia è la politica delle mani sporche e dei due pesi e due misure, in base alla quale noi esportiamo armi ai dittatori (in Libia) e democrazia a uso e consumo di quisling vari, come Karzai (in Afghanistan).