No so se sia politicamente corretto e poco mi interessa saperlo, ma voglio esprimere la mia rabbia per le risposte idiote e offensive che alcuni berlusconiani, e non solo loro purtroppo, hanno ritenuto di dover dare ad una affermazione fatta da Umberto Eco a Gerusalemme, destando scandalo non in quel paese, ma in questa provincia dell’impero.

Quale infamia avrebbe mai detto Eco, uno dei non molti scrittori italiani conosciuti nel mondo e per questo chiamato alla fiera del libro di Gerusalemme? Citiamo testualmente dal Corriere della Sera che riporta come, rispondendo ad un giornalista che gli chiedeva cosa pensasse di MubarakBen Alì, e Gheddafi e gli chiedeva un paragone con Berlusconi, Eco ha risposto così: “Il paragone, intellettualmente parlando, potrebbe essere fatto con Hitler, anche lui giunse al potere con libere elezioni. Ma Berlusconi non è un dittatore come Mubarak e Gheddafi, perchè lui ha vinto le elezioni col supporto di una grande maggioranza degli italiani. In Italia non c’è lo stesso regime dei Paesi del Nord Africa e non va dimenticato il fatto che ci avrebbe offeso in un colpo solo gli italiani, gli israeliani; è un elettorato pronto a supportarlo. E’ piuttosto triste, ma è così”.

Di fronte a queste parole che solo un mariuolo, intellettualmente parlando, può semplificare nella equazione “Berlusconi è come Hitler”, si sono scatenati i cortigiani e i mazzieri di regime. Si è sentito e si è letto di tutto: “Eco insulta gli ebrei, dimentica l’Olocausto, insulta la memoria di milioni di morti, ha perso la testa, è uno squilibrato…”

Per Osvaldo Napoli, parlamentare berlusconiano, Eco avrebbe offeso in un solo colpo e con una sola riga gli italiani, gli israeliani, la comunità ebraica: strano che non abbia chiesto ad Israele di espellerlo subito e di riconsegnarlo alla Italia.

Per Sandro Bondi, il ministro poeta che da mesi non mette più piede al ministero, Eco sarebbe un provocatore che ha voluto tracciare un paragone offensivo per milioni di italiani e lo ha voluto fare in una città come Gerusalemme. Qui ritorna l’accusa di essere un antisemita, un revisionista quasi, uno che nulla sa della storia degli ebrei e dei forni crematori.

Chiudiamo con una perla di Margherita Boniver secondo la quale “con queste parole Eco entra di diritto nella grande tradizione della commedia all’italiana”. E questa per altro ci sembra una battuta infelice perchè, almeno in questo campo, andrebbe riconosciuto il primato al signore del bungabunga, del Ridolini che ha baciato la pantofola del colonnello libico.

La successione delle dichiarazioni simboleggia bene, tuttavia, la tecnica del depistaggio mediatico, la costruzione a tavolino di un caso che non c’è, la sistematica deformazione dei fatti e delle opinioni degli altri, il tentativo di chiudere la bocca usando l’arma dell’insulto, del marchio di infamia.

Umberto Eco, e come lui i Camilleri, i Tabucchi, i Santoro, i Travaglio, gli Scalfari, i Mauro, i Rodotà, per fare solo qualche nome, sono nel loro mirino non per questa o quella frase, ma perché non ci stanno, raccontano quello che accade, hanno un pubblico, sono considerati interlocutori anche fuori dai confini nazionali, confermano in giro per il mondo quello che già pensano i governi di ogni colore e che fedelmente trascrivono nei loro rapporti riservati.

Purtroppo per loro non basteranno le minacce a restaurare l’immagine del presidente e il giudizio della comunità internazionale, e persino quello di milioni di giovani egiziani, tunisini, libici che, anche in queste ore hanno avuto la conferma che l’Italia berlusconiana ha saldamente conquistato la maglia nera nella graduatoria dei paesi che hanno preso le distanze dai dittatori e dai loro massacri.

Per fortuna esistono ancora milioni di italiane e di italiani che invece stimano le persone come Umberto Eco, le ringraziano per quanto ci hanno regalato, e si augurano di vederlo in corteo il 12 marzo a Roma dietro la bandiera nazionale e con una costituzione in mano, perchè questo incubo finisca il prima possibile.