Di tanto in tanto, in queste ultime settimane, spunta alla tv, a proposito del caso Ruby, il nome dell’ex governatore di New York, Spitzer, dimissionario nel 2008, due giorni dopo che il New York Times, grazie a fonti rimaste anonime, aveva rivelato il suo coinvolgimento in una inchiesta dell’Fbi su un giro di prostituzione.

L’argomento, nei talk show, viene subito accantonato con la scusa che l’indagine in questione verteva in realtà sulla possibilità che Spitzer avesse usato i fondi raccolti per la campagna elettorale o altri fondi pubblici per pagare le prostitute e per compiere viaggi ingiustificati al solo scopo di facilitare i propri incontri, o avesse coinvolto impiegati statali in attività illegali.

Sarebbe forse una buona idea ricordare che, alla conclusione delle indagini, il procuratore di Manhattan, Michael J. Garcia, annunciò che Spitzer non sarebbe stato incriminato perché non erano stati trovati gli elementi idonei a provare che avesse commesso reati che rivestivano un interesse pubblico.

Negli Stati Uniti, la linea generalmente adottata dai procuratori per i reati inerenti la prostituzione suggerisce, fatta eccezione per il coinvolgimento di minori e per lo sfruttamento, di non procedere (negli Stati Uniti l’azione penale non é obbligatoria) e, nel caso in questione, Spitzer aveva già ammesso le sue responsabilità, traendone le relative conseguenze.

Subito dopo l’annuncio di Garcia, anche Spitzer aveva rilasciato una dichiarazione. Forse per inveire contro il procuratore e contro il New York Times che, senza buoni motivi, avevano frugato nella sua privacy, rovinandogli la carriera politica e i rapporti familiari? Macché, tutt’altro, eccola: “Riconosco l’imparzialità e l’accuratezza delle indagini condotte dall’ufficio del procuratore, ammetto i comportamenti che esse hanno rivelato e me ne assumo la responsabilità. Mi sono dimesso da governatore perché mi rendevo conto che quei comportamenti erano indegni di una figura pubblica. Mi scuso ancora una volta per ciò che ho fatto”.

Potrebbe risultare interessante ricordare anche le obiezioni che vennero mosse all’indagine che coinvolse il governatore e le relative repliche. Furono infatti criticati il livello di aggressività e di intensità, e l’adozione di metodi particolarmente intrusivi (indagini bancarie, intercettazioni, pedinamenti), tutti aspetti inusuali, trattandosi di inchieste sulla prostituzione, soprattutto nei confronti dei clienti.

Si rispose che, se anche se la prostituzione non era considerata una priorità fra quelle del Dipartimento della Giustizia americano, i mezzi impiegati dagli inquirenti erano giustificati da altre considerazioni.

Un ex-procuratore, Bradley D. Simon, dichiaro’: Sebbene sia raro che simili mezzi vengano utilizzati per indagare sull’attività di un giro di prostituzione, la presenza, fra le persone coinvolte, di un politico di livello tanto alto impone di modificare i criteri. Se si scopre qualche elemento che possa provare che un’alta carica é coinvolta in violazioni del codice penale può essere ragionevole proseguire e approfondire”.

Un altro ex-procuratore, poi avvocato della difesa, Robert D. Luskin spiegò: “Se il Governo (in questo caso il ministero del Tesoro che vigila sulle transazioni bancarie, ndr.) riceve (da una banca, ndr) un ‘Rapporto di Attività Sospetta’ su un’alta carica, sarebbe una negligenza non approfondire, anche solo per verificare che non si tratti di un caso di corruzione o di estorsione“.

I funzionari interessati sostennero che, lasciando cadere il caso senza un supplemento di indagini, avrebbero corso il rischio di venire accusati di voler insabbiare il tutto. E, sempre a difesa del proprio operato, sottolinearono che gli investigatori non avevano creato situazioni fasulle né avevano teso tranelli a Spitzer per coglierlo in fallo; nessuno lo aveva spiato nella camera dell’albergo, nessuno aveva cercato di ottenere la prova del DNA. Non era stato necessario: Spitzer poteva prendersela solo con se stesso.