Tutto cominciò con la signora Laura. L’ex First Lady, intervistata da Larry King confessò, dopo otto anni di silenzio “politicamente corretto” nei confronti del suo coinquilino alla Casa Bianca, che la sua posizione sui matrimoni gay era completamente differente da quella del presidente George Bush, suo marito. La signora Bush, chiarì che anche il suo pensiero sull’aborto aveva sempre contrastato con quello di George, perché lei riteneva giusto mantenere e proteggere il diritto di scelta riconosciuto alle donne. Con la pacatezza che l’aveva contraddistinta durante gli otto anni a Washington, la signora Laura aveva confidato a Larry che i due argomenti erano stati, spesso, motivo di discussione a cena con George, ma mai oggetto di litigi veri e propri.

A seguire le orme di mamma Laura, poi, in maniera ancora più chiara e aperta, è stata, pochi giorni fa una delle due gemelle, precisamente Barbara, probabilmente la piu’ “tranquilla” e riservata delle due, nota per le sue posizioni conservatrici. In un video prodotto dalla Human Rights Campaign, un gruppo nazionale a difesa dei diritti dei gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, la ventinovenne ex “first daughter”, appoggia il matrimonio fra persone dello stesso sesso come “giusto” e perfettamente nelle corde di una città come New York di cui lei si definisce “cittadina”. Sebbene la bella Barbara sia intervenuta raramente, in maniera pubblica, su questioni riguardanti la politica, davvero in pochi sono rimasti sorpresi o scioccati dalla sua decisione. Già come studentessa di Yale, Barbara, infatti, aveva avuto modo di frequentare, diventandone amica, molti ragazzi e ragazze gay, solidificando la sua apertura mentale dopo il trasferimento a New York, dove viva e lavora nel mondo del design.

Chi, però, sembra aver superato “a sinistra” le donne della sua famiglia, sebbene su un’altra tematica, è proprio l’ex presidente George Bush che, intervenendo ad un forum organizzato dalla Sothern Methodist University, ha messo in guardia circa il pericolo, per il paese, di andare incontro ad una nuova ondata di “nativismo”, come atteggiamento esasperato di rifiuto dell’immigrazione. Bush, come si può ascoltare dal video sostiene che una “politica razionale sull’immigrazione passerà prima o poi ma non ora, perché nella nazione sta crescendo uno spirito sempre più resistente contro le influenze esterne”. Bush ha poi elaborato il suo concetto aggiungendo che “ciò che è interessante nel nostro paese è che, di tanto in tanto, ci sono degli “ismi” che vengono a galla. Uno è l’’isolazionismo’ e il suo diabolico gemello ‘protezionismo’ che poi fa il triplo con ‘nativismo’. Negli anni ’20, ad esempio, la politica americana diceva ‘cosa importa di ciò che accade in Europa?, ci sono già troppi italiani e ebrei e perciò bisogna chiudere all’immigrazione’”.

Il “buon senso”  è una dote miracolosa: fa apparire “smart” persino il buon vecchio George.