Moralismo. O se preferite m-o-r-a-l-i-s-m-o. Che distingue ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Che detta legge sulla vita degli altri in virtù di una non meglio definita “legge morale”. Che distingue cittadine e cittadini liberi in “brave/cattive ragazze” “bravi/cattivi ragazzi” in base ai loro comportamenti, desideri, orientamenti, condotte privatissime.

Questa è la trappola in cui non devono cadere assolutamente le proteste organizzate in questi giorni da donne e uomini che si mobilitano, che dicono: scendiamo in piazza, “Se non ora quando?”.

Le inchieste di Milano individuano dei reati gravi. E rendono conto, ancora una volta, dell’inadeguatezza del tycoon Berlusconi: corruttore, spergiuro e impegnato unicamente a disporre del suo potere per potersi assegnare vantaggi personali.
Almeno cinque, di carattere giudiziario ed etico, sono le ragioni che, in un paese normale, avrebbero già chiuso definitivamente la carriera politica di Berlusconi.

  1. Prima ipotesi di reato: il pagamento di una minore per prostituzione (pena dai sei ai dodici anni di carcere).
  2. Seconda ipotesi di reato: concussione, ovvero il perseguimento di vantaggi privati abusando della propria posizione pubblica.
  3. La commistione tra interessi pubblici e interessi privati. Nicole Minetti al telefono con Barbara Faggioli spiega: “A lui (a Berlusconi,ndr) gli fa comodo mettere te e me in Parlamento perché dice ‘bene me le sono levate dai coglioni e lo stipendio lo paga lo Stato‘”. L’utilizzo di privilegi dati da una carica politica (come “nominare” dei politici”) a scopi personali (gratificare persone che richiedono riconoscenza), mette in dubbio la tenuta stessa delle istituzioni e della rappresenta politica. La telefonata alla Questura di Milano nella quale Ruby diventa “la nipote di Mubarak” segna plasticamente il passaggio dal livello pubblico a quello privato della vicenda.
  4. Menzogne. Quello che non è giustificabile, per chi rappresenta i cittadini, è mentire (“Sono feste civilissime”, “Aiuto persone in difficoltà”, ecc.). Se chi governa mente, infrange il patto con i cittadini.
  5. Doppia morale. La libertà di opinione e di pensiero è inalienabile. Ciò che non è consentito ad un rappresentante delle istituzioni, è invece l’incoerenza: sostenere politicamente una visione del mondo che strizza tutti e due gli occhi ai precetti della Chiesa, fare proprio il Family Day, contrastare le unioni omosessuali, la prostituzione e, nel privato, agire nel segno opposto. Ciò squalifica qualsiasi carica pubblica.

Su ognuno di questi punti, è sacrosanta, doverosa, la protesta di cittadine e cittadini. Ma ciò detto, è un errore se ci si fa prendere la mano. Non si possono utilizzare motivazioni sessuofobiche, bacchettone, reazionarie, che dir si voglia, per portare vento nelle vele delle proprie ragioni.

L’appello del gruppo eterogeneo “Se non ora quando” stigmatizza con ragione una cultura diffusa che propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con le risorse e ruoli pubblici”.

Lo stesso appello, invece, suona del tutto stonato quando afferma che “questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione”. Attenzione: cosa si rispecchia nella ‘coscienza religiosa‘ del paese? La minigonna rientra in questa ‘coscienza’? E il sesso all’infuori del matrimonio? E il topless? E l’omosessualità? E la regolarizzazione della prostituzione (che chi scrive ritiene un obiettivo da raggiungere)?

Ancora. Gad Lerner, giornalista ammirevole del quale spesso c’è da condividere ogni riflessione, ha scritto ieri su Repubblica un articolo che contiene alcune osservazioni che lasciano interdetti. “Il maschio italiano sta subendo nella sua identità sessuale i contraccolpi della pornocrazia” dice Lerner, che afferma come in questi ‘giovanitraviati da YouPorn (i vecchi no, immaginiamo) si affacci una presa di distanze: “Io non vivo così il mio bisogno di relazione amorosa; desidero un altro tipo di incontro con le mie coetanee”. Continua, Gad: “Altro che libertà sessuale. É la stesa bellezza dell’amore, la ricerca del piacere e nella reciprocità, a subire un attentato”. E conclude: “La faticosa costruzione dell’amore, come ci ricordano pure i nostri bravi cantautori, è l’intima fatica per cui vale la pena vivere”.

Si può essere in totale disaccordo con queste affermazioni? Potrà decidere ognuno, donna o uomo, vecchio o giovane, di vivere amore e sessualità come meglio crede? E’ legittimo, anche per chi crede che Berlusconi è il peggio che sia capitato a questo paese, avere le relazioni che desidera, fare il sesso che vuole, con chi vuole, con le motivazioni che vuole?

È evidente che la destra, i politici e i giornali, stanno facendo leva proprio sul diritto al “libertinaggio” per salvare Berlusconi. Ma il loro è solo fumo negli occhi: perchè è chiaro che una cultura libertaria non c’entra nulla con i cinque punti che abbiamo esposto sopra.

Ogni giorno che passa è un giorno in più in cui Berlusconi continua a rimanere al potere invece di dimettersi. Ma, facendo una campagna sulla cultura politica di questo paese, sulla legalità, sulla dignità della donna, come detto sopra, non cadiamo nell’errore del moralismo. Le donne e gli uomini fanno ciò che vogliono. E se le brave ragazze vanno in Paradiso, le cattiva ragazze vanno dappertutto. E i cattivi ragazzi, anche.

di Federico Mello e Giulia Selmi (precaria Università di Trento) – immagine di Carlo Miccio