Ovvero sulla differenza tra popolarità e inevitabilità.

Scrittore e traduttore, Tim Parks, nato a Manchester, vive ormai da molti anni in Italia e ha una famiglia, moglie italiana, e tre figli.

Ha raccontato, in un libro esilarante, “Italian Neighbours”, il suo arrivo nel nostro paese, la ricerca di una casa nelle vicinanze di Verona, le curiose, per un non-veneto, opinioni e abitudini dei suoi vicini.

La nascita dei figli, e il confronto tra le loro esperienze e la propria infanzia, gli hanno ispirato, qualche anno dopo, un secondo diario, “An Italian Education”, pieno di ironia, ma non troppo cattivo con noi italiani.

Più recentemente, in un articolo sul Guardian, dopo i casi Noemi e D’Addario, Parks era di nuovo alle prese con l’Italian people e con alcuni interrogativi disperanti: “C’è qualcuno che si sorprende per queste accuse? No”, “Ci sono delle probabilità che possano far cadere Berlusconi, come auspicano i giornali britannici? Assolutamente no”.

Leggere oggi sulle agenzie che “lo scandalo Ruby non sembra intaccare la base del Pdl”, fa riandare la memoria alla diagnosi di Parks: Non è Silvio Berlusconi il fenomeno difficile da capire, ma il popolo italiano

Secondo Parks “l’Europa può avere una moneta unica, ma ha anche tante mentalità che non sembrano destinate a incontrarsi”.

Per esempio i giornali italiani si compiacciono di un approccio ambiguo: “pagine e pagine di particolari piccanti, accompagnate da editoriali che dichiarano quanto sia volgare ridurre la politica a gossip”.

Per esempio un’autentica opposizione in Italia non c’è: Il concetto di leale opposizione è sconosciuto: ci sono i sostenitori e poi ci sono tutti gli altri, cioè i cospiratori”.

E poi, “dopo il collasso della coalizione frammentata di Romano Prodi, la sinistra è evaporata, non solo in Parlamento, ma nelle teste delle persone” e “Berlusconi ha acquisito lo status del Signore rinascimentale. Non è popolare: è inevitabile. Mancano gli eredi, mancano gli oppositori credibili. La democrazia non è stata ufficialmente sospesa, ma Berlusconi continuerà a vincere le elezioni” e questo accadrà “non solo perché possiede la metà delle tv” ma perché “il paese è in preda a un profondo fatalismo”.

Sarà. Per ora, a dar retta ai sondaggi e alle ultime notizie, pare che il fato ci stia preparando un “governo (copyright Vittorio Alfieri, non Tim Parks, ndr), in cui chi è preposto alla esecuzione delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d’impunità”.