Sono state pubblicate mie foto con la pancetta: i miei addominali a tartaruga ci sono ancora“. Per Fabrizio Corona la vita non è un film, ma una foto, anzi, un muscolo: se il carapace cede, tocca smentire, nascondere, controbattere, riaffermare.

Poveri noi, povero lui, il sedicente Robin Hood 2.0, che rubava ai ricchi per dare a se stesso, come asseriva in Videocracy, il documentario di Erik Gandini. Nello stesso, si mostrava nudo, unto e compiaciuto sotto la doccia, mentre qualche fotogramma prima l’amico Lele Mora, di bianco vestito, presentava ugualmente compiaciuto il telefonino con le suonerie fasciste e i tronisti a sua disposizione in Costa Smeralda.

Poveri loro, e soprattutto noi: Videocracy non l’abbiamo capito, l’abbiamo preso sotto gamba, perché non mostrava niente di nuovo, perché già sapevamo, perché si sa. Oggi, viceversa, ci stupiamo di (H)Ar(D)core, ci indigniamo, ci vergogniamo per procura, e per procurato allarme, perché ci sono le news, anzi, nuove news e il re Silvio è nudo e “pronto”, come confessato dalla Macrì di turno.

Eppure, il nemico non è lui, il nemico siamo diventati noi, e già da tempo, come rilevò Gaber: “Non temo Berlusconi in sé, ma Berlusconi in me”. Aveva ragione, ma era un grido d’allarme, non un antidoto.

La moglie Ombretta Colli entrò in politica con Forza Italia: deputata, parlamentare europea, presidente della Provincia di Milano (1999-2004) e oggi senatrice Pdl. Senziente: “Mi auguro, poiché in questi giorni tutti parlano male del premier, che Mike non abbia pagato anche dopo la morte la sua amicizia con Silvio Berlusconi e che questo non sia un dispetto al presidente del Consiglio. Spero sia un insano gesto di pazzia e non di vergognosa e gratuita cattiveria”, il suo commento al trafugamento della salma di Bongiorno.

I morti parlano, ma non tutti. Vero, Ombretta?