Da una parte c’è l’effetto che ha fotografato perfettamente Antonio Albanese e cioè che davanti all’escalation di questi giorni del nostro presidente del Consiglio e di tutto lo stato maggiore berlusconiano, il povero Cetto Laqualunque è diventato “un moderato” e i suoi celeberrimi slogan di alta civiltà sono stati scambiati per autentici programmi elettorali di reali candidati in diverse città italiane.

Ma insieme al problema molto comprensibile per gli autori comici e satirici di fare i conti con una realtà che li sopravanza c’è quello più grave dell’effetto assuefazione e indifferenza per tutti i cittadini, anche quelli che non subiscono direttamente e passivamente l’imbonimento della “piazza televisiva” che come spiegano da palazzo Grazioli “è la nostra piazza migliore”.  La somministrazione circa ogni quarantotto ore di un delirio eversivo che si è spinto a denunciare in modo circostanziato “una violenza” degli inquirenti che avrebbero usato mezzi illeciti ed invasivi anche contro “le ragazze, spiate, denudate, umiliate…” riproduce con una monotonia esasperante il canovaccio logoro di una aggressione alla magistratura che dura dal ’94, ma non solo.

Nell’ultimo proclama c’è in chiusura la rivendicazione rabbiosa che “la violenza dei magistrati non può rimanere senza un’adeguata punizione” e si tratterebbe di una variante linguistica di non poco conto introdotta dall’inquisito per concussione e prostituzione minorile, rispetto al testo, seguito fin lì pedissequamente dall’impareggiabile comunicatore, dove era prevista “una adeguata reazione”. Peraltro le parole irresponsabili riferite alle modalità delle perquisizioni avvenute secondo l’invettiva-offensiva  con “procedura irrituale e violenta”,  hanno suscitato anche la reazione della polizia giudiziaria che ha rivendicato un comportamento “civile e rispettoso” oltre il rispetto delle regole, tanto che, per esempio, la consigliera-amministratrice nonché somma animatrice Nicole Minetti è stata pure riaccompagnata a casa.

Per non presentarsi dove ormai tutti lo invitano pressantemente, e cioè davanti ai suoi giudici naturali che sono quelli di Milano, come hanno spiegato tra gli altri molto puntualmente anche Bruno Tinti dalle pagine ed Il Fatto e Luigi Ferrarella sul Corriere, il presidente del Consiglio ha imboccato la strada senza ritorno della invasione del campo nemico finalizzata all’annientamento e ha chiamato a raccolta con strategia militare tutte le forze disponibili. L’offensiva parte dall’arena televisiva dove gareggiano tra loro le ministre “per meriti extracurricolari” come garanti “dell’assoluto decoro del presidente” definito “un signore di altri tempi” e dove si possono ogni sera comparare gli stili di campioni dell’informazione come Signorini, Vinci e Sgarbi che si contendono il premio fedeltà. Ma arriva fino al Csm dove i membri laici in quota Pdl hanno ancora una volta impedito, facendo venire meno il numero legale, il voto scontato in sostegno dell’azione a tutela per il pm del processo Mills Fabio De Pasquale, definito da Berlusconi “famigerato” e appartenente ad “una associazione a delinquere” all’interno della magistratura. E passa ovviamente dal Parlamento con quello che nel videomessaggio è stato trionfalisticamente definito “il nuovo voto di fiducia” che il Governo ha incassato sulla relazione di Alfano sulla giustizia, grazie anche alle assenze nelle file di Pd, centristi e Idv.

La punizione dei magistrati da concretizzarsi nella organica riforma della giustizia per sventare sul nascere ulteriori “golpe giudiziari” potrebbe iniziare già in via preventiva istituendo una competenza territoriale-funzionale assoluta ad Arcore, specificamente nella residenza del premier, dove già le mattine dopo i bunga-bunga s’insedia l’avvocato-legislatore Ghedini per interrogare le ragazze nel corso delle sue intense indagini difensive. Basterebbe investirlo anche della funzione di “avvocato dell’accusa” prevista dai progetti di riforma tanto cari al Cavaliere al posto dell’odioso pubblico ministero animato da volontà persecutoria e con una sola mossa si troverebbe finalmente la soluzione: perfetta parità tra accusa e difesa, magistrato domestico e competente, inquisito che dal lettone di Putin o similare si accomoda sulla sua poltrona preferita per rispondere finalmente alle incalzanti domande del suo giudice naturale.