Porta a Porta lunedì sera. Il Pd invia da Vespa uno dei meno indicati tra i suoi a parlare del cosiddetto caso Ruby: il senatore Latorre, intercettato nell’inchiesta sulle scalate ad Antonveneta, Bnl e Rcs mentre parlava con Consorte e Ricucci (uno meno imbarazzato sull’argomento, no?). Dall’altra parte il parterre dei pro Berlusconi: Maurizio Gasparri affannatissimo a giurare che il premier è impegnato tutte le sere con i membri del governo. Come potrebbe far feste in continuazione? Al suo fianco il ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini, in arte avvocato: ha conseguito l’esame di abilitazione alla professione forense nel 2001. Come molti ricorderanno la fanciulla, allora astro nascente di Forza Italia, era presidente del consiglio comunale di Desenzano, dove risiedeva. Avrebbe dovuto fare l’esame a Brescia, si è trasferita a Reggio Calabria per fare l’esame: lì il numero di candidati ammessi agli orali è il triplo che nel distretto di Corte d’appello della candidata Mariastella. Una meravigliosa ramanzina al ministro paladino del “ripristino del merito, della severità, dell’importanza educativa di una scuola che sappia farsi rispettare” la fece a suo tempo (settembre 2008) Gian Antonio Stella sul Corriere con la consueta efficacia. Coerenza a parte, il turismo concorsuale a Reggio Calabria forse ci aiuta a capire il senso dell’intervento del ministro-avvocato a Porta a Porta. La memoria difensiva – quasi una conclusionale tanto era risolutivo il tono – si basava sulla constatazione dell’inesistenza dell’indagine di Milano. La competenza? Secondo il ministro è del Tribunale di Monza. A quel punto è Vespa stesso (incredibile dictu) che interviene ricordando la norma sui procedimenti connessi (art. 16 codice di procedura penale): la concussione contestata è più grave dell’altro reato, la prostituzione minorile (in termini di pena). A quel punto la nostra giurista interviene: perbacco, e il Tribunale dei ministri dove lo mettiamo? Questa volta nessuna obiezione da Vespa. Anzi.

Ma di cosa parliamo? Il reato contestato non è ministeriale, non è commesso (art. 96 Costituzione) nell’esercizio delle funzioni, ma semmai con abuso del potere. Il che al massimo potrebbe aggravare la situazione del premier sotto il profilo penale. La giunta della Camera è stata interpellata esclusivamente per un atto: la perquisizione negli uffici di Spinelli (di “pertinenza della presidenza del Consiglio dei ministri”), in conformità con l’articolo 68 della Carta: prevede che nessun membro del parlamento può essere arrestato o perquisito senza autorizzazione della Camera cui appartiene (dove per camera non s’intende quella da letto, ma l’emiciclo: la specificazione è necessaria perché tra un po’ ci faranno credere che i costituenti si riferivano all’alcova). La giunta può decidere di rimandare gli atti al tribunale dei ministri. E che importa? Al massimo la perquisizione non si farà, ma tanto è chiaro che da lì sarà sparito tutto da giorni. L’inchiesta, intanto, va avanti.

Il legittimo impedimento? Dicono che il premier ne può usufruire: in questo momento se Berlusconi desidera parlare con i magistrati deve comunicarlo alla Procura. E nel caso poi non possa andare – tipo perché gli viene la febbre – il pm verifica e fissa un’altra data. Ma prima o poi per l’ufficio della Boccassini ci deve passare. Altrimenti se non si presenta, parte la richiesta di giudizio immediato.

Mara Carfagna era ospite questa notte di una delle più indegne puntate di Matrix (dove il Pd ha inviato Paola Concia, incapace di controbattere al fuoco di fila di tutti gli altri ospiti). Questo il giudizio del ministro sui magistrati: “La procura di Milano è un nemico politico da 16 anni”. E poi: “La procura di Milano è il braccio armato dell’opposizione”.

Il punto è che i berlusconiani – i portavoce in maniera più manifesta, i legali in modo più subliminale – insinuano una sorta d’illeggitimità della magistratura. Cioè non riconoscono il potere giudiziario, nella sua funzione inquirente. È il ragionamento che facevano i terroristi – qualche residuato anarcoide insiste ancora oggi– davanti ai pm che li volevano interrogare: io con te non parlo perché tu rappresenti lo Stato e io non riconosco lo Stato. Se questo ragionamento lo fanno parlamentari e ministri della Repubblica però è gravissimo: cos’altro è se non eversione? All’alba del crepuscolo di un premier dimezzato, tutti parlano d’altro.

ps: la grandezza di Italo Calvino ripagherà l’oltraggio d’aver preso in prestito le sue opere per il titolo di questo miserevole post in cui compaiono, accostate, le parole: Gelmini, giurista; Berlusconi, Costituzione.