Vien da ridere a ritrovare nella propria biblioteca un libriccino di George Gilder pubblicato nel 1990, intitolato Life after television, in cui si annunciava l’imminente scomparsa della televisione. E poi girarsi e vedere il televisore ancora lì, in salotto. Dopo vent’anni e nonostante le profezie, la televisione gode ancora di ottima salute. Per un motivo molto semplice: è il medium ideale per ottenere un pubblico passivo, che si beve tutto quello che viene detto (“L’hanno detto in tv”). Perché è monodirezionale: non consente repliche da parte del pubblico né approfondimenti. Uno strumento che abitua la massa a subire qualsiasi messaggio e impedisce che si crei spontaneamente l’abitudine a volerne sapere di più, a cercare e selezionare l’informazione, cosa peraltro naturale con l’uso di Internet.

Potrebbe mai diventare interattiva la tv? Sarebbe una contraddizione in termini e forse nessuno lo vuole veramente. Per anni ne abbiamo sentito parlare da parte di manager prima della Stet e poi della Telecom e probabilmente nemmeno loro sapevano di cosa stessero parlando. Forse era per far credere che in Italia ci fosse ancora una ricerca tecnologica nel settore dei media, bugie pietose per rassicurare i propri referenti politici. Ma in realtà non c’era nessuna ricerca. E oggi non siamo in grado di produrre nemmeno un telefonino cellulare. Perché nonostante sia una tecnologia stupidissima, anche per introdurre quelle minime innovazioni che occorrono al prodotto per farlo restare sul mercato è necessario investire continuamente soldi in ricerca. Investire? Ma per carità, non vuol farlo nessuno. Quindi niente telefonini italiani. Figuriamoci poi i televisori.

Per avere un’idea dell’accelerazione che sta avendo la ricerca in questo campo, pensate a quanto poco tempo è passato da quando siete andati al cinema a vedere Avatar con gli occhialetti 3D, fino a quando sono usciti i primi televisori 3D che non hanno bisogno di occhialetti. Ebbene, la Toshiba li ha presentati lo scorso ottobre. Ma questa tecnologia fa parte di un progetto più ampio. La casa giapponese nel 2008 aveva già mostrato le prime stampanti 3D e subito dopo altre applicazioni che vedremo presto nei videogame e negli schermi dei computer. Buona parte della ricerca proviene dal Cambridge Research Laboratory della Toshiba in Inghilterra, guidato dal professor Roberto Cipolla, un centro di eccellenza creato nel 1991. Ed ecco il futuro prossimo della televisione:

Bello vero? Ora però devo darvi due notizie, una buona e una cattiva. Da quale comincio? Da quella buona? Ok, allora prima quella cattiva così poi magari ci consoliamo. La cattiva notizia praticamente l’ho già data qui sopra ma forse non ve ne siete accorti: nel campo della televisione esiste un’eccellenza italiana ma col cavolo che questa lavora in Italia. Nonostante le balle che raccontano i nostri governi sulla volontà e l’impegno di far rientrare i cervelli fuggiti all’estero, i cervelli non hanno nessun interesse a ritornare in questo deserto produttivo. Cosa troverebbero? Aziende che non hanno intenzione di investire (ma risparmiano su tutto, anche sulla forza lavoro, perché da noi lo sparambio è già un guadambio!), nessun collegamento concreto fra l’università e il mondo dell’industria, nessun circuito virtuoso funzionante fra università, industria e mercato, che permetta di realizzare prodotti innovativi (ma innovativi sul serio, e non soltanto per noi: avete presente la Apple? Vi siete mai chiesti perché la Apple, che ha iniziato in un garage, sia nata in America e non in Italia?). La mancata attuazione di politiche di sviluppo e di investimenti – non fatti a vuoto con un’ottica da ragionieri ma sulla base di strategie verificate e verificabili – porta alla morte del sistema Paese. Spesso dico ai miei studenti: “Scappate finché potete, andate via. Poi magari tornate con idee nuove capaci di sconvolgere il paese e di spazzare via questa classe dirigente inetta (Pdl, Pd, e i loro raccomandati, non faccio distinzioni), altrimenti non c’è speranza”. Ma molti rispondono: “Eh, professore, ha sempre voglia di scherzare”.

Se potessi, sbatterei sul tavolo del ministro Tremonti la magnifica campagna che risale al 1993 (foto in testa) quando iniziò una crisi da cui non ci siamo più rialzati. I primi ad essere tagliati furono proprio gli investimenti pubblicitari da parte delle aziende. La campagna la fece, a nome di tutto il comparto di settore, il mio amico Pasquale Barbella, uno dei grandi maestri nella nostra professione. Sono certo che sarebbe ancora più valida oggi per la nobile causa di incentivare gli investimenti nella ricerca, e di sicuro verrebbe ancora premiata.

Ma è ovvio che non basta una campagna pubblicitaria per risolvere il problema della ricerca. La pubblicità è utile per altre cose. E allora, anziché sbattere sul tavolo del ministro questo annuncio, mi limito garbatamente a mostrarglielo (c’era anche lo spot ma quello magari no, che si spaventa) e a lanciargli da queste pagine virtuali una proposta diversa: in assenza di politiche dell’innovazione paragonabili a quelle di altri paesi, non resta che cercare di movimentare la nostra economia stagnante. Per fare questo, lo sanno tutti, la leva principale è riattivare i consumi con della buona pubblicità. Caro ministro, perché non introduce nuovi sgravi fiscali per le aziende che investono in pubblicità (non in spese di rappresentanza o cene dei dirigenti spacciate per “spese pubblicitarie” ma pubblicità vera e verificabile) rimettendo in moto il denaro? In una seconda fase si potranno premiare con ulteriori sgravi le aziende che avranno reinvestito assumendo personale e investendo nell’innovazione. Perché non viene fatto? Vediamo se qualcuno risponde.

E dire che stavamo parlando solo di televisori. Però c’è ancora una considerazione da fare. Non essendo in grado di produrre le tecnologie dei media ci toccherà per forza subirle. Quindi in futuro, in Italia, la televisione la subiremo due volte: una da un punto di vista di contenuti e una da un punto di vista produttivo. Ma sono certo che voi avete letto fin qui solo perché volevate sapere quale fosse la buona notizia. Eccola: con l’avvento della tv 3D la televisione vivrà una seconda giovinezza e finalmente potrete vedere i vostri programmi di approfondimento preferiti con Bruno Vespa, Maurizio Costanzo, Gianluigi Paragone, Alfonso Signorini a tre dimensioni! Potrete quasi toccare con un dito il neo di Vespa, sfiorare la panza di Costanzo e baciare il labbrone di Paragone (no, su Signorini non mi viene in mente proprio niente). Non siete contenti? Perché quando il 3D finalmente arriverà anche da noi, loro ci saranno ancora.