Il post di Marcello Andreozzi Di Battisti e di altri demoni è squisitamente tecnico e lo consiglio a chi si voglia avventurare in questa mia difesa della decisione del già presidente brasileiro Luiz Inácio Lula da Silva, di non riconsegnare Cesare Battisti all’Italia. Secondo l’avvocato Andreozzi, sul caso Battisti, con la scusa dello smacco subito, assistiamo al coro comodamente unanime della stampa nazionale – compreso il Fatto – nell’avvallare voglie di linciaggi & roghi per ora solo figurati, ma oltremodo significativi.

Come non v’è dubbio che i metodi seguiti nei processi di condanna in contumacia di Cesare Battisti trovino fondamento nelle dichiarazioni di due pentiti dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo), interessati a configurarsi correi di alcuni delitti, grazie ai vantaggi premiali in favore del pentitismo con i soliti sconti di pena e via discorrendo; e se non c’è nemmeno il dubbio che codesti processi si svolsero secondo un modello inquisitorio, la cui principale preoccupazione non risiede certo nei diritti di difesa dell’accusato, è legittimo chiedersi se l’attribuzione delle colpe a Battisti avvenne al di là di ogni ragionevole dubbio, o non piuttosto in seguito a una serie di dubbi e incongruenze, le quali, piuttosto che la non colpevolezza di Battisti, affermano la sua non condannabilità, almeno secondo gli stilemi di un processo modernamente accusatorio, all’amerikana per intenderci.

Fatti, questi, annessi & connessi alle ragguardevoli opinioni pubbliche francesi e brasiliane contrarie a queste sentenze di condanna, come del resto a quelle di celebri intellettuali e scrittori quali, per esempio, Bernard-Henri Lévy, Daniel Pennac, Gabriel García Márquez e Fred Vargas, dileggiata scrittrice engagée della gauche caviar, assai discordante rispetto ai nostrani progressisti al cashmere chianti shire e via discorrendo. E così l’ansia compulsiva dell’eterna italiotta tifosa – viva la patria calciatrice & automobilistica della Ferrari e del chi se ne frega – nell’illusione di appendere Battisti alle sue responsabilità, ha finito col determinare un processo pubblico iperpolitico, così giustificando l’asilo politico a Battisti concesso dal Brasile, dopo che lo stesso Battisti aveva a lungo usufruito in Francia della dottrina Mitterand.

Se questo è il so called Italian (leggi italiotto) point of view, sarebbe bene considerare anche quello brasileiro del benemerito primo presidente di sinistra Lula, che ha appena consegnato il mandato alla neo presidente Dilma Rousseff del suo stesso partito – il Pt, Partido dos trabalhadores – già torturata per 22 giorni 22 dal Doi-Codi, l’organizzazione militare & paramilitare che durante la dittatura dei generali tentò, anche mediante la tortura assistita da personale medico (sic!), di annientare, evidentemente senza riuscirci, la variegata sinistra brasiliana.

Ciò considerato, si può supporre che Lula, rivolto alla Rousseff, le possa aver detto: “Serà ou nao serà que estamos por extraditar um presunto (in brasileiro significa prosciutto) Battisti Cesare à este governo presidido da Berlusconi, Frattini, la Russa…” e via discorrendo. Insomma sembra o non sembra inverosimile che un ex presidente di sinistra e una neo presidente con un passato da guerrigliera, acconsentissero a estradare un supposto terrorista di sinistra a un governo dalle componenti quanto meno post fasciste o fasciste tout court?

Avendo vissuto in Brasile per almeno un lustro, compresa la coda finale della dittatura militare (1964-1985), a me questa estradizione sembrava del tutto inverosimile, come mi pare che i fatti abbiano, almeno fin qui, dimostrato.