Il coordinatore Pdl in Campania Nicola Cosentino è stato rinviato a giudizio per associazione camorristica
Nicola Cosentino, coordinatore del Pdl in Campania

Sotto l’albero di Natale il coordinatore campano del Pdl Nicola Cosentino ha trovato un ‘regalo’ sgradito ma atteso. La Procura di Napoli ha emesso una richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa di concorso esterno in associazione camorristica. Come anticipato stamane da il “Il Mattino” e dalle pagine napoletane di “La Repubblica”, i pm della Dda Giuseppe Narducci e Alessandro Milita hanno firmato l’istanza nei confronti del deputato ed ex sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi appena venti giorni dopo la notifica dell’avviso conclusa indagine. Il termine minimo a disposizione dell’indagato per presentare memorie o chiedere di essere interrogato. Nella richiesta di rinvio a giudizio la Procura ha individuato la presidenza del consiglio dei ministri come parte offesa del procedimento. Quindi spetta a Berlusconi decidere se costituire il governo parte civile nel processo a carico del suo luogotenente campano.

Cosentino è imputato di presunte collusioni con i clan casalesi, coi quali il politico del casertano avrebbe stretto un patto per garantirsi, tramite i suoi favori, il sostegno elettorale in tutte le competizioni alle quali ha partecipato. Un accordo i cui termini erano stati già illustrati nelle 199 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata il 7 novembre 2009 dal Gip Raffaele Piccirillo: il controllo politico di Cosentino sulla Eco 4, la società mista per la gestione dei rifiuti, infiltrata dalla camorra e utilizzata dall’esponente azzurro per distribuire nomine e appalti per il proprio tornaconto elettorale; le manovre per la realizzazione della società consortile Impregeco e del consorzio Ce 4 per costituire un ciclo dei rifiuti alternativo e concorrente a quello del commissariato di governo e dell’appalto Fibe-Fisia (gruppo Impregilo); il condizionamento esercitato sulla commissione d’accesso nel comune di Mondragone (Caserta). Cosentino si è salvato dall’arresto grazie al salvacondotto del voto contrario della Camera dei Deputati. Ma i ricorsi presentati in seguito dai suoi avvocati in sede di Riesame e Cassazione per chiedere la revoca del provvedimento cautelare sono stati tutti respinti. L’ordinanza è ancora in vigore. Proprio martedì scorso la Cassazione ne ha confermato per la seconda volta la validità. Ora i faldoni passano all’attenzione dell’ufficio Gip. Nei prossimi giorni si conoscerà il nome del Gup che valuterà la sussistenza degli indizi e deciderà se prosciogliere o rinviare a giudizio.

L’inchiesta regge sulle dichiarazioni di Gaetano Vassallo, il ‘ministro dei rifiuti’ del clan Bidognetti, e di altri collaboratori di giustizia. Cosentino ha sempre rigettato ogni accusa, smentendo le parole dei pentiti e chiedendo più volte di essere sentito dopo che alcuni scoop dell’Espresso nell’autunno del 2008 resero di dominio pubblico l’esistenza di un’indagine a suo carico. In base a quelle rivelazioni giornalistiche il Pd avanzò una mozione di sfiducia nei confronti dell’allora sottosegretario di Tremonti, titolare della delega al Cipe. La mozione venne respinta anche per colpa delle numerose assenze sui banchi dell’opposizione. A cominciare da quella del segretario del Pd Walter Veltroni, che nelle interviste invocava le dimissioni di Cosentino, ma in aula al momento di votare contro di lui non si fece vivo.

Cosentino si poi dimesso da sottosegretario nel luglio 2010. Non per queste vicende, bensì per il coinvolgimento di un’altra inchiesta condotta dalla Procura di Roma sulla cosiddetta P3, dopo che erano emersi i tentativi di alcuni esponenti del gruppo massonico di condizionare la decisione della Cassazione sulla conferma dell’ordinanza di arresto a carico dell’ex sottosegretario, implicato anche nella produzione di un dossier che mirava a screditare Stefano Caldoro per impedirne la candidatura a Governatore della Campania, un’ambizione alla quale Cosentino non aveva rinunciato. Ed infatti negli atti della Procura di Napoli sono confluiti anche le ordinanze romane per i capi della P3, Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, e i relativi supplementi investigativi, compreso un interrogatorio di Martino risalente al 17 settembre scorso.

Nella richiesta di rinvio a giudizio, riferiscono ‘Il Mattino’ e ‘La Repubblica-Napoli’, sono indicate tra le fonti di prova dell’accusa Antonio Bassolino e Massimo Paolucci, ex commissario e sub commissario dell’emergenza rifiuti in Campania, il ministro dell’Ambiente Altero Matteoli, l’ex parlamentare casertano Ds Lorenzo Diana, ex amministratori e commissari dell’emergenza rifiuti. Secondo alcune indiscrezioni, i legali di Cosentino potrebbero chiedere il giudizio immediato e rinunciare così all’udienza preliminare.

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